La battaglia sbagliata contro lo Ius Soli. Politica senza coraggio, accerchiata dalla confusione con gli immigrati creata da una destra becera con i suoi giornali di complemento

di Gaetano Pedullà
Politica
Ius soli

Per una volta partiamo da un’esperienza personale apparentemente poco rilevante. Ultimo weekend, mattina presto, una squadra di basket composta da studenti liceali anima le ultime fila di un aereo. Il più basso è alto almeno venti centimetri più di me, scherzano, confrontano i telefonini, parlottano e ogni tanto si sente uno smaccato accento romano. Sono ragazzi, con la gioia di vivere della loro età e l’incoscienza di essere il futuro della nostra identità. Ragazzi che puoi solo chiudere gli occhi per non vedere che per un terzo sono di colore. Ecco, è qui il punto su cui si è impantanata la politica nella pagina diventata infamante dello Ius Soli. In questo Paese, che si indigna per i diritti civili calpestati in un angolo lontano di Asia o America latina, qui dove tanti la domenica si battono il petto davanti al prete mentre agli altri non serve neppure andare a messa per auto-assolversi, perché in fondo noi italiani siamo brava gente, qui non sappiamo aprire gli occhi per vedere a chi stiamo negando la cittadinanza. Gli appelli degli ultimi giorni per non far saltare la legge, lo sciopero della fame di politici e intellettuali che una destra becera e fuori dalla modernità ha preso strumentalmente in giro, la pressione del Papa e di parte della Chiesa, lasciano ancora un piccolo margine per non disperdere la cosa forse simbolicamente più importante di questa legislatura. La norma, arrivata a un passo dall’approvazione, si è fermata per l’opposizione strillata di Lega e Fratelli d’Italia, meno di Forza Italia e 5 Stelle.

Con le truppe di complemento fornite dai soliti quattro giornali sguaiati, capaci di amplificare una serie di fatti di cronaca efferati, chi ha fatto una questione di vita o di morte il riconoscere o meno la cittadinanza italiana a chi è nato sul nostro suolo (Ius Soli), sta puntando a un truffaldino incasso elettorale. Non è casuale infatti la confusione che si è fatta mischiando in un’unica salsa gli sbarchi degli immigrati, gli episodi di violenza, la gestione dell’accoglienza e il riconoscimento dei diritti. Una melassa cucinata ad arte per creare un clima ostile alla legge e fornire a forze politiche con pochissimi argomenti una visibilissima bandiera da sventolare in difesa dell’italianità e dei nostri sacri valori occidentali. Una chiusura a riccio che non difende un bel niente, perché i valori – come ogni mutamento sociale – sono il frutto di un’evoluzione anche culturale che avanza strafottendosene delle più granitiche barriere; figuriamoci delle intemerate di Salvini o dei calcoletti elettorali di Alfano.

Chi ha davvero a cuore i nostri valori, e non la sua poltrona di parlamentare o di direttore di giornale, questi stessi valori vuole prima di tutto assecondarli, non dimenticando quando fa comodo il senso profondo della tolleranza e dell’accoglienza. Noi siamo l’Italia che puzzava ancora di miseria della guerra e però canticchiava “Aggiungi un posto a tavola”. Così siamo diventati grandi, non certo inseguendo il cinismo dei Feltri e dei Belpietro, o la codardia dei sedicenti cattolici in politica, o le convenienze di bottega dei leghisti e il qualunquismo imperante, e la pancia brontolona del Paese.

Pensare queste cose, scriverle, ci farà perdere copie? E sti cavoli! Anzi, questi grandissimi cavoli! Ottanta anni fa il governo fascista approvava le leggi razziali ed evidentemente non furono in molti a ragionarci sopra con la testa, invece che con la tasca. Chi fa informazione si assuma perciò le sue responsabilità, come chi fa politica. Cosa abbiamo d’altra parte da perdere? La legge va in Parlamento e non passa? Almeno ci si è provato. I miei lettori che ce l’hanno col negretto sotto casa perché chiede insistentemente una moneta useranno La Notizia per farsi pulire i vetri di casa (sempre da un immigrato, ovviamente)? E pazienza. Non garantisco su quanto verrano puliti i vetri, ma sarà pulita la nostra onestà intellettuale.

Governare, non buonismo – Ora qualcuno dei nostri lettori più attenti – e dopo quasi sei anni di vita di questo giornale ce ne sono tanti – magari storcerà il naso pensando che dopo essere nati renziani (nel senso che condividevamo concetti come la rottamazione) e poi aver fatto dietrofront criticando spesso l’ex premier, ora ci siamo convertiti al buonismo della Boldrini. Niente di tutto questo è vero, ovviamente. L’Italia e l’Europa non possono diventare la succursale di Africa e Asia, ospitando illimitatamente chi fugge da quelle aree del mondo. Il problema è globale e il cerotto messo dal ministro Minniti, sparpagliando per l’Italia i migranti raccolti in centri di accoglienza diventate bombe a orolgeria, non durerà a lungo. Un argine agli arrivi va messo, aiutando i Paesi da cui questi disperati fuggono. Ma tutto questo con lo Ius Soli non c’entra. E inquinare le acque non è mai un buon modo di fare politica. O giornalismo.