La Boldrini è troppo di parte. I grillini la vogliono cacciare

di Filippo Conti
Politica

di Filippo Conti

La guerra tra il Movimento cinque stelle e Laura Boldrini si arricchisce di un nuovo capitolo. Con uno scontro molto duro. In cui i grillini hanno chiesto nell’aula della Camera le dimissioni della presidente. Poi è arrivata la risposta della Boldrini, che ha incassato anche la solidarietà di Giorgio Napolitano.
L’occasione è offerta dal rinvio della discussione del nuovo testo sull’omofobia deciso dalla presidente della Camera per consentire alla maggioranza di trovare un accordo. La mossa non è piaciuta ai Cinque stelle, che hanno protestato accusando la Boldrini di non essere imparziale. “Presidente, la pregheremmo di evitare di fare commenti ed esprimere le sue opinioni dopo gli interventi dei deputati. E di essere super partes. Altrimenti è meglio che lei si dimetta e lasci il posto a chi potrà gestire l’aula in maniera più equilibrata di lei”, ha detto in Aula il grillino Christian Iannuzzi.

L’attacco sul web
La questione non è finita lì. Perché poi Alessandro Di Battista, su Facebook, ci ha messo il carico da Novanta. “La presidente Boldrini appare sempre più inadeguata, incompetente, nervosa, di parte e arrogante”. Poi va avanti: “Come tutte le persone di scarsa personalità tende ad assecondare regolarmente il ‘grande potere’ e si dimostra più realista del re. Che peccato. La mia non è affatto una critica politica, per confermarlo vi informo che il vice-presidente Giachetti (Pd) è capace, professionale e superpartes e voi sapete cosa io pensi del Pd”.
Giachetti, però, non ci sta a essere trascinato nella polemica. “Non accetto di essere usato da M5s contro la Presidente Camera. Se avessi presieduto avrei agito nel medesimo modo. Come da regolamento”, scrive l’esponente democratico su Twitter.

La risposta ufficiale
Poi arriva la risposta della Boldrini, con una nota altrettanto dura. “La Camera e la sua presidenza sono il bersaglio di una costante e strumentale opera di delegittimazione, in Aula come in rete”, afferma. E aggiunge: “Voglio ringraziare tutti i gruppi della Camera per la solidarietà espressa in Aula dopo le polemiche sollevate dal Movimento 5 Stelle e per aver sottolineato che le mie decisioni sono state assunte nello scrupoloso rispetto del regolamento”.
Insomma, guerra totale. L’incidente arriva dopo numerosi altri episodi. Come il battibecco con Di Battista quando il grillino ha dato dei “ladri” a Pdl e Pd. O la sospensione dei 12 grillini che due settimane fa sono saliti sul tetto di Montecitorio, rimanendoci per un’intera nottata, per protestare nei confronti della riforma costituzionale che stanno portando avanti Pdl e Pd. Ieri cinque dei deputati sospesi (Maria Elena Spadoni, Carlo Sibilia, Massimo Artini, Alessandro Di Battista e Manlio Di Stefano) si sono comunque presentati in Aula, sedendosi nella parte dell’emiciclo riservato al pubblico.

La solidarietà del Colle
La presidente della Camera, in questo caso, incassa però la solidarietà Napolitano e degli altri partiti. “Esprimo la mia totale solidarietà a Laura Boldrini per la campagna di gravi e perfino turpi ingiurie e minacce condotta nei suoi confronti sulla rete. Si tratta di attacchi inammissibili, che non possono essere tollerati, ai principi della convivenza democratica”, afferma il capo dello Stato.
Solidarietà arriva anche dal Pdl. Con Mara Carfagna, secondo cui “ancora una volta gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno dato prova del loro alto senso delle istituzioni, fondato sul rispetto dei regolamenti e di chi ha il compito di farli osservate”.

La difesa di Sel
Anche il suo partito, Sel, fa muro intorno all’ex commissaria dell’Onu per i rifugiati. “Di Battista quando parla di arroganza farebbe meglio a soprassedere. Le polemiche nei confronti di Laura Boldrini sono faziose e strumentali”, afferma Nicola Fratojanni. Mentre secondo Pino Pisicchio, di Centro democratico, “la nostra piena e forte solidarietà alla presidente della Camera non può non contenere anche una considerazione di allarme su come i componenti dei gruppi parlamentari, che proclamano la democrazia diretta, si comportano nelle aule della democrazia rappresentativa: insultano”. La guerra, però, c’è da scommetterci, continuerà.