La carica dei paracadutati. Non solo Gentiloni e la Boschi: così big e fedelissimi si blindano i seggi in Parlamento

di Giorgio Velardi
Politica
Codice antimafia

L’idea di candidarla solo ed esclusivamente in un collegio uninominale nella “sua” Toscana era una fake news. O meglio, per evitare di passare per cattivi: una mezza fake news. Alla fine Maria Elena Boschi si salverà comunque. Troppo alto il rischio di perderla, per Matteo Renzi. Sia perché – come noto – è una delle sue fedelissime, sia perché il danno d’immagine che il pugno di voti che l’ex ministra per le Riforme rischia di raccogliere nell’uno contro uno maggioritario dopo l’affaire Banca Etruria potrebbe provocare al Partito democratico (Pd). La Boschi insomma correrà sì nell’uninominale ma pure in un listino, si vocifera insistentemente in quello di Reggio Calabria. Ma la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio non sarà comunque l’unica “paracadutata”. In una dinamica tripolare (senza contare Liberi e Uguali), visti gli infernali meccanismi del Rosatellum, nessuno dei capi partito vuole nemmeno lontanamente pensare di dover rinunciare ai propri fedelissimi.

Gioco di specchi – Così tutti, chi più chi meno, si stanno armando in queste ore per sciogliere i nodi sul tavolo (la deadline è fissata al 29 gennaio). Anche se delle certezze ci sono già. Nel Pd, per esempio, saranno salvaguardati tutti i dirigenti e i “governativi” (a cominciare dal premier Paolo Gentiloni). Da Luca Lotti, che sta gestendo in prima persona con Lorenzo Guerini la composizione delle liste dem, a Graziano Delrio, passando ovviamente per Dario Franceschini, Marianna Madia, il vicesegretario Maurizio Martina, Pier Carlo Padoan, Andrea Orlando, Claudio De Vincenti, Roberta Pinotti e così via. Più Piero Fassino e il presidente Matteo Orfini. E il ministro dell’Interno, Marco Minniti, altro ex dalemiano proprio come Orfini. Il quale si candiderà nell’uninominale nella “sua” Calabria trovando però una rete di salvataggio nel proporzionale in Veneto. “L’indicazione – dice a La Notizia una fonte dem qualificata – è quella di far comunque combattere ai big la battaglia negli uninominali”, anche se con l’escamotage dell’inserimento pure in un listino proporzionale, che nel sistema del Rosatellum serve a ripescare gli eventuali non eletti nell’uninominale. Sempre in Veneto, dove per i dem le previsioni sono da lacrime e sangue, saranno blindate le candidature di Alessia Rotta, Alessandro Zan, Roger De Menech e Sara Moretto (area Renzi) oltre a Pierpaolo Baretta (area Franceschini) e Daniela Sbrollini (area Rosato). In Sicilia quelle del segretario regionale Fausto Raciti e Davide Faraone, altro big renziano. In Campania sarà invece Piero De Luca, figlio del presidente della Regione, Vincenzo, il capolista nel listino Pd a Salerno. Dentro Forza Italia invece l’indicazione di Silvio Berlusconi è stata chiara.

Usato sicuro – Il Cav assegnerà a tutte le big “rosa” del partito il posto di capolista (alla Camera o al Senato) nel proporzionale, a patto di candidarsi anche in alcuni collegi maggioritari per vari motivi. Innanzitutto per drenare voti a favore dei colleghi maschi e poi per lanciare la sfida a M5S e Pd, soprattutto ai ministri schierati da Renzi. Senza contare il messaggio che l’ex premier intende mandare agli alleati Matteo Salvini (Lega) e Giorgia Meloni (FdI), e cioè che schierando le teste di serie FI si giocherà il ruolo di forza trainante della coalizione. I profili sono quelli delle ex ministre Stefania Prestigiacomo e Mara Carfagna, di Gabriella Giammanco (siciliana come la Prestigiacomo), di Michela Vittoria Brambilla e Maria Stella Gelimini che correranno in Lombardia, di Annagrazia Calabria, Renata Polverini e Maria Rosaria Rossi (Lazio). Senza dimenticare ovviamente Nunzia De Girolamo (Campania). Fra le new entry spazio invece ad Antonia Postorivo, moglie del senatore Antonio D’Ali, e Maria Tripodi, responsabile giovanile di FI in Calabria. Blindati saranno anche i due capigruppo, Renato Brunetta e Paolo Romani.

Lavori in corso – Dentro Liberi e Uguali nessuno dei big, a iniziare proprio da Pietro Grasso, sembra intenzionato a compiere l’“eroico atto” di candidarsi unicamente nell’uninominale. Stesso discorso per la presidente della Camera, Laura Boldrini, e per i tre segretari dei partiti che animano il movimento: Roberto Speranza (Mdp), Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana) e Giuseppe Civati (Possibile). Discorso diverso invece quello dei Cinque Stelle: prima di capire chi verrà “blindato” bisognerà attendere le parlamentarie, previste per metà mese.

Twitter: @GiorgioVelardi