La guerra dei poteri forti salda l’alleanza Lega-5Stelle. Nessuna crepa dalle vicende di Genova e Diciotti. Nelle rispettive basi cresce un’identità comune

di Gaetano Pedullà
Editoriale

LanotiziaIl lungimirante Ilvo Diamanti ha appena messo in luce su Repubblica quella che è più di una forza di attrazione tra Movimento Cinque Stelle e Lega. Noi su La Notizia l’avevamo definita una tentazione, e non ieri ma a maggio scorso, quando contrariamente alle analisi fino ad allora dominanti, avevamo colto forti punti di contatto in cima e in coda all’elettorato delle due forze che oggi sostengono l’Esecutivo. Reddito di cittadinanza e Flat Tax, in linea di principio inconciliabili, erano le due scatole di una stessa medicina confezionata in un modo per il Nord e in un altro per il Sud. Una volta aperto il farmaco i principi attivi erano però uguali: profondo cambiamento con le gestioni politiche precedenti, più onestà nella cosa pubblica, gestione diversa e più coraggiosa degli immigrati, rinegoziazione dei vincoli europei, rottura con le lobby e gli establishment che per decenni hanno indirizzato a piacimento le risorse pubbliche. La base comune tra gli elettori dei due schieramenti era dunque molto più vasta di quanto si pensasse.

Più dura sembrava far convergere le strategie delle leadership, a partire dalla convivenza tra Di Maio e Salvini. Ma in un Paese che ha imparato la lezione dell’uomo solo al comando, se un unico capitano è poco due non è detto che siano troppi. A patto di trovare un punto di equilibrio all’altezza, come quello trovato con Giuseppe Conte, e non vederli litigare per ogni bagattella o cedere alle disperate sirene vicine e lontane. Ne sa qualcosa il Movimento, dove accanto all’anima del governo convive l’area più movimentista dei Di Battista e Fico. E la musica non cambia nella Lega, dove non c’è opposizione interna (quella raccolta intorno a Maroni e Bossi è sostanzialmente evaporata) ma si fanno sentire come possono i vecchi alleati del Centrodestra, con la Gelmini, Toti e Tajani pronti a tirare con ogni mezzo dalla loro parte Salvini. Richiami tutti caduti nel vuoto sia perché Forza Italia stavolta sembra aver terminato davvero la sua navigazione politica e soprattutto perché l’abbraccio con i Cinque Stelle sta facendo crescere una nuova identità politica, tonificante tanto per i grillini che per i leghisti. Due esempi?

Cambia tutto – Tra gli elettori del Movimento fondato da Grillo – a sentire Diamanti – in un anno è quasi raddoppiato il numero di coloro che sono in sintonia con Salvini nel voler respingere con più decisione i migranti, mentre l’idea delle nazionalizzazioni dei beni pubblici dati in concessione dallo Stato per due soldi – spinta da Di Maio – fa breccia tra i sostenitori del Carroccio, più indignati con le condizioni di favore accordate per decenni ai Benetton che preoccupati dai rischi di un ritorno allo Stato padrone denunciati da Giorgetti e Zaia (e non da Salvini, finora sempre durissimo con Atlantia, il concessionario responsabile del ponte che ha fatto 43 morti a Genova). Tutto questo ovviamente non vuol dire che le due forze politiche siano già sovrapponibili, ma di sicuro molte di quelle distanze tra M5S e Lega che sembravano essere state accorciate artificiosamente con il contratto di governo, in realtà non c’erano o sono state in gran parte già azzerate. Una lettura che non tornerà agli affezionati lettori di Repubblica e della stampa mainstream sguinzagliata a scovare e amplificare le divergenze tra Di Maio e Salvini, minimizzando le convergenze. Una tenuta che sarà sicuramente messa a dura prova con l’avvio della stagione dei provvedimenti economici, quando tutti i gufi su Palazzo Chigi giocheranno le loro fiches, sostenuti da quell’Europa che di certo farà la sua parte per disfarsi del nostro governo dei populisti.