La Legislatura dei voltagabbana. Conto finale a quota 566: Catalano, Quintarelli e Compagna i recordmen

di Giorgio Velardi
Politica

Non è così lusinghiero il giudizio di Openpolis sull’eredità della XVII Legislatura. “Il record di cambi di gruppo fra deputati e senatori, il succedersi di 3 governi e la creazione di maggioranze parlamentari attraverso appoggi esterni o assenze concordate – scrive chiaro e tondo l’osservatorio civico della politica italiana – sono il lascito politico della XVII legislatura”. Proprio così. A colpire maggiormente, leggendo il post pubblico ieri sul blog di Openpolis, è proprio la questione relativa ai cosiddetti voltagabbana: “Alla fine contiamo 566 passaggi di gruppo, 313 alla Camera e 253 al Senato. I parlamentari coinvolti da questo moto continuo sono 347, il 36,53% degli eletti. Infatti in molti casi lo stesso politico cambia più volte gruppo e schieramento”.

Di più. Openpolis ha infatti calcolato come, dal 2013 al 2017, 48 parlamentari siano passati da un gruppo all’altro almeno tre volte. “Alla Camera il primato è di Ivan Catalano (eletto con il Movimento 5 stelle) e Stefano Quintarelli (eletto con Scelta civica) entrambi protagonisti di ben 5 cambi di casacca. Al Senato ci sono tre parlamentari che sono riusciti a fare meglio: Andrea Augello (eletto con il Popolo delle libertà) e Salvatore Di Maggio (eletto con Scelta civica) con 6 cambi, e soprattutto Luigi Compagna, che dal 2013 a oggi si è spostato 9 volte da un gruppo all’altro”.

Voltagabbana

Visti i presupposti, la prossima Legislatura si preannuncia burrascosa. L’associazione ricorda infatti come “i candidati dei 5 stelle indesiderati sono stati oggetto di diversi provvedimenti disciplinari: espulsioni, richiami, sanzioni. Se saranno eletti, questi provvedimenti non avranno nessun effetto legale sulla permanenza in carica dei futuri parlamentari. Ma ci sarà comunque un effetto sugli equilibri della prossima legislatura: in quali banchi andranno a sedersi gli eletti con il Movimento 5 stelle appena espulsi? E che ruolo potrebbero avere nella formazione del prossimo Governo?”. Non a caso il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha già lanciato l’oro un amo: “Sostenere il Governo sarebbe molto conveniente per loro: incasserebbero la totalità dell’indennità di carica”.

Il paradosso? Per i regolamenti di Montecitorio e Palazzo Madama il possibile passaggio degli ex M5s nelle file di altri partiti non sarà considerato formalmente come cambio di gruppo. Perché “i regolamenti stabiliscono che tutti i parlamentari debbano essere iscritti ad un gruppo politico. Entro due giorni dalla prima seduta (tre al Senato), ogni parlamentare indica alla presidenza (o al segretario generale, alla Camera) il gruppo a cui intende aderire. Quindi non c’è un automatismo tra la lista di elezione e il gruppo parlamentare – spiega Openpolis –. Evidentemente, dal momento che sono stati espulsi, non sceglieranno quello del M5s.

Twitter: @GiorgioVelardi

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