La lobby dell’azzardo vince anche a Milano

di Maurizio Grosso
Cronaca

di Maurizio Grosso

Una valanga di decisioni contraddittorie. Rischia di diventare di giorno in giorno più complicato fare una mappatura delle prese di posizione con cui i Tribunali amministrativi regionali dirimono le controversie tra comuni e sale gioco. Naturalmente non mancano i casi in cui le decisioni finiscono con lo smontare le ordinanze con cui i comuni cercano di limitare gli orari di apertura delle sale scommesse e contenere il rischio di ludopatia. Insomma, slot machine libere e municipi che rischiano di finire con le mani legate. L’ultimo caso in ordine di tempo è capitato a Milano. Il comune, guidato da Giuliano Pisapia, lo scorso 15 ottobre aveva emesso un’ordinanza che restringeva l’apertura delle sale scommesse e il funzionamento delle macchinette anche nei bar a due sole fasce, dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 23.

LA DECISIONE
L’impianto è stato però bocciato dal Tar lombardo, secondo il quale l’ordinanza avrebbe prodotto un danno alle imprese. E così le agenzie potranno aprire e chiudere quando desiderano e il gioco d’azzardo potrà essere praticato senza limiti. E senza il rischio di incappare in 450 euro di sanzione. Il caso, come raccontato ieri da Repubblica.it, è stato innescato da un ricorso della Azzurro Gaming (un’agenzia del circuito Sisal) contro l’ordinanza del comune. Ad ogni buon conto continua il braccio di ferro tra la giunta Pisapia e la sale giochi. Tra l’altro il comune ha già annunciato l’intenzione di fare appello al Consiglio di Stato. Dopo l’ordinanza milanese la Federazione gioco Italia di Confindustria aveva definito l’atto illegittimo. Il presidente della prima sezione del Tar, Francesco Mariuzzo, ha scritto che “il ricorso pare allo stato fondato, non essendo gli interessi pubblici indicati nella motivazione dell’impugnata ordinanza riconducibili a quelli di sicurezza, libertà, dignità umana, utilità sociale e salute”. E ancora, si legge, “si configurano gli estremi del grave pregiudizio indotto dalla disattivazione degli apparecchi d’intrattenimento in funzione nell’agenzia di scommesse”.

L’EPILOGO
L’ultimo round lo incassano per ora le sale slot. Ma solo lunedì scorso c’era stato un verdetto di tutt’altro tenore, con il Tar (terza sezione) che aveva stabilito la superiorità della lotta alla ludopatia rispetto all’interesse economico di un privato. E per questo aveva respinto la richiesta di poter aprire da parte della sala giochi di via Astesani.