La priorità di Zingaretti: cambiare casa al Pd. Via dal Nazareno, simbolo del patto scellerato tra Renzi e Berlusconi

di Paolo Vita
Politica

La prima mossa del neo segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, è stata quella di annunciare l’addio agli uffici di Largo del Nazzareno: “Vorrei costruire delle sedi con dei co-working delle idee per ragazzi e ragazze che ci dicano anche state sbagliando, dobbiamo cambiare posizione: dobbiamo sbaraccare e ricostruire, aprire una nuova sede con una libreria”.

Certamente una decisione di cui il Partito Democratico e i suoi elettori sentivano la necessità da anni, in grado di riportare il Pd agli antichi splendori. Nei prossimi giorni, ci sarà anche il passaggio di consegne tra il vecchio tesoriere voluto da Matteo Renzi, Francesco Bonifazi, e il nuovo, Luigi Zanda. A quel punto Zingaretti potrà sapere con certezza come stanno i disastrati conti del PD, che a partire dal 2017 ha visto i suoi 174 dipendenti andare in cassa integrazione a rotazione.

Colpa delle spese folli fatte per sostenere la campagna a favore del sì alle riforme costituzionali promosse da Renzi, ma anche di una lunga serie di errori politici ed amministrativi dei vecchi vertici del Partito Democratico, e non solo. “Nel 2013 le entrate della gestione caratteristica del Pd ammontavano a 37,6 milioni di euro, di cui 24,7 milioni da rimborsi elettorali. Una cifra che già risentiva – spiega il sito Opnepolis – degli effetti del taglio avviato dal governo Monti nel 2012”. Poi è stata la volta del Governo Letta, che ha cancellato il finanziamento pubblico ai partiti e lo ha sostituito con il 2 X 1000. Ora toccherà a Zanda trovare una soluzione.