La repressione di Kim Jong-un. Secondo il think tank North Korea Strategy Center il leader nordcoreano nel 2018 ha esiliato, imprigionato o giustiziato 70 funzionari

dalla Redazione
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Abbiamo imparato a conoscere bene la politica repressiva di Kim Jong-un negli ultimi anni. Ma nel 2018 sono stati raggiunti picchi inverosimili. Le epurazioni in Corea del Nord si sono arricchite nello scorso anno di motivazioni peculiari e legate all’attuale fase attraversata dallo Stato, schiacciato dalle sanzioni internazionali, colpendo tra i 50 e i 70 funzionari. A dirlo è l’ultimo rapporto del North Korea Strategy Center, think tank di base a Seul, che ha segnalato che il leader nordcoreano Kim Jong-un ha esiliato, imprigionato o giustiziato funzionari di vertice contrari o scettici verso il nuovo approccio sulle relazioni con Usa e Corea del Sud. Il “supremo comandante” ha preso anche e soprattutto di mira le “élite finanziarie” autorizzando il sequestro di beni. La mossa di Kim suggerirebbe i tentativi di mettere a tacere i critici sul fronte interno e di sostenere “con mezzi impropri” le casse statali fiaccate dalle sanzioni. Probabilmente anche questo sarà argomento di discussione nell’incontro previsto a fine febbraio con Trump.

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