Il giornale anti Camorra silenziato dalla giustizia. La Voce delle Voci ha chiuso per un risarcimento. Ma il processo d’appello è stato rinviato al 2018

di Antonello Di Lella
Cronaca

L’ultimo schiaffo alla libertà di stampa arriva da una giustizia italiana eterna lumaca. Il giornale d’inchiesta La Voce delle Voci dopo essere stato condannato a un risarcimento di 95 mila euro (marzo 2013, ndr) che ne ha decretato dopo pochi mesi la fine delle pubblicazioni in edicola (aprile 2014, ndr) aveva presentato appello al tribunale dell’Aquila. Ebbene sì, l’udienza prevista nella giornata di ieri, è stata rinviata a giugno 2018. Fra 21 mesi. Nel frattempo la testata è stata messa all’asta e da tempo sono cominciati i pignoramenti contro la piccola cooperativa editrice e il direttore responsabile Andrea Cinquegrani.

QUERELE TEMERARIE – L’udienza è stata rinviata d’ufficio senza alcuna motivazione dalla corte d’appello dell’Aquila. “La stessa che”, lamenta il direttore Cinquegrani, “aveva per due volte respinto le nostre richieste di sospendere la provvisoria esecuzione. Questo significa infierire su una testata anticamorra già eliminata sommariamente a colpi di pignoramenti ed esecuzioni forzate conseguenti ad una sentenza di primo grado”. Ora i giornalisti della Voce delle Voci faranno ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per violazione dell’articolo 6 relativo alla giusta durata del processo. Eppure il caso Voce delle Voci aveva destato l’attenzione anche del presidente della Federazione nazionale della stampa, Beppe Giulietti, e del sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore, che nello scorso mese di luglio avevano sollevato intimoriti la questione delle cause civili contro i giornalisti. Evidenziando il rischio dell’utilizzo della pratica delle querele temerarie come “metodo” per mettere a tacere quelle poche testate indipendenti che si occupano d’inchiesta e di denuncia. Da allora però poco o niente si è mosso in questa direzione.

LA VICENDA – L’articolo che ha fatto saltare il banco è stato scritto nel 2008 da Alberico Giostra. Il giornalista sollevò qualche dubbio sulla maturità ottenuta da Cristiano Di Pietro, figlio del ben più noto Tonino. Secondo quanto scritto nel pezzo il figlio dell’ex pm sarebbe stato aiutato dall’insegnante di Montenero di Bisaccia (Campobasso) e amica di famiglia Anita Zinni. Che oltre a fare la professoressa era anche un’esponente dell’Italia dei Valori. Si arriva così all’aprile 2010 e l’insegnante chiede 40 mila euro di risarcimento. Ricorso accolto nel marzo 2013. Con la cifra che lievita fino a 95 mila euro. E la sentenza che presto diventa parzialmente esecutiva. Viene pignorato così anche il contributo del dipartimento per l’editoria di circa 20 mila euro. E viene chiesta la vendita all’asta della testata. Finiscono così i 30 anni di giornalismo d’inchiesta della Voce delle Voci. Il tutto dopo solo una sentenza di primo grado. Quindi non definitiva. Per dirla alla Tonino: cornuti e mazziati.

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