Le lacrime di Napolitano. Il Capo dello Stato ricorda l’economista Spaventa. E si commuove due volte

Rabbia e nostalgia. Sono i sentimenti che hanno dominato il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano all’università Bocconi di Milano. Il rapporto tra maggioranza e opposizione, ha spiegato intervenendo al convegno ‘Luigi Spaventa, la sua vita le sue passioni le sue lezioni’, produce oggi “smarrimento di ogni nozione di confronto civile, e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale”. “Cosa è rimasto – si è chiesto il capo dello Stato riferendosi a Spaventa – di quel modo di vivere la politica e di convivere in una istituzione e anche del modo in cui, di conseguenza, si vedeva dall’esterno il mondo della politica?”. Riflessioni, queste, che hanno portato il Capo dello Stato a commuoversi in due occasioni.
E dopo aver ammonito che legislature corte e voto anticipato rappresentano una “prassi molto italiana”, Napolitano si è concesso uno sfogo: “Quanto più tu abbia – ha detto – la ventura di inoltrarti in età avanzata nel tuo percorso di vita tanto più avverti il vuoto di quelle che sono state presenze assai care, venute meno via via meno nel corso degli anni. E finisci per avere il senso del dissolversi del tuo mondo come sfera di affetti radicati e di comunanze essenziali. E quel che allora può soccorrerti – ha continuato – è il ricordo che ridiventa vita come qui oggi, è il sentire vicine figure, storie, pensieri che ancora possono accompagnarti. Per me la figura, come poche altre, di Luigi Spaventa”.

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