L’incertezza della politica ha distrutto l’industria delle case

di Andrea Koveos

Cinquecentocinquantamila posti di lavoro persi nel 2012, riduzione di un terzo degli investimenti nell’ultimo quinquennio.
Questo è il saldo, catastrofico, dell’edilizia. In difficoltà sono tutti i comparti: da quello della produzione di nuove abitazioni, all’edilizia non residenziale privata che segna una riduzione di oltre il 300 per cento, fino ad arrivare alle opere pubbliche che registrano una caduta di quasi il 45 per cento.
Quello dell’edilizia è un settore cruciale il cui stallo si ripercuote negativamente anche su altri settori produttivi. “Le imprese, anche quelle sane, stanno chiudendo per mancanza di credito” dice a LaNotiziagiornale.it il presidente dell’Ance (costruttori edili), Paolo Buzzetti.
Domanda Quella attuale è soprattutto una crisi di liquidità?
Risposta E’ da lì che dobbiamo iniziare. E’ necessario in questo momento che il sistema creditizio torni a finanziare l’economia reale e quindi l’edilizia, tornando a concedere mutui alle famiglie per l’acquisto della casa che nell’ultimo anno si sono dimezzati.
Una soluzione che l’Ance ha individuato, e che è attualmente in discussione in un tavolo con Abi e Cdp, riguarda la possibilità di coinvolgere gli investitori istituzionali nell’acquisto di obbligazioni garantite emesse dalle banche e finalizzate all’erogazione di mutui a favore delle famiglie per l’acquisto di case ad alte prestazioni energetiche. Su questo punto abbiamo ricevuto il consenso delle istituzioni parlamentari, finanziarie e delle principali associazioni dei consumatori.
D. Quanta responsabilità ha la politica?
R. Non è solo l’incertezza politica che ci preoccupa ma è soprattutto l’immobilismo decisionale.
Lo stallo va superato prima di tutto perché la crisi non si arresta e servono decisioni rapide per tornare a crescere.
Su questo tema c’è un’ampia condivisione. Infatti, sono ormai tutti convinti che tornare a investire nelle costruzioni può far ripartire l’intera economia: ogni miliardo investito in edilizia genera 17.000 posti di lavoro e questo dà il senso dell’importanza del peso dell’edilizia nell’economia italiana.
D. Cosa dovrebbe fare il prossimo Governo?
R. Prima di tutto pagare le imprese. E’ assurdo che in Italia le aziende di costruzione aspettino dalla Pubblica Amministrazione oltre tre anni per vedersi corrispondere ciò che loro è dovuto per lavori regolarmente eseguiti.
Il primo compito del nuovo governo dovrà essere quello di trovare un accordo con l’Ue per inquadrare il pagamento dei crediti come una misura una tantum, non strutturale, e quindi a zero impatto sulla stabilità del bilancio dello Stato.
Secondo punto: investimenti. Ci sono 39 miliardi di risorse disponibili ma bloccate dal patto di stabilità e dalla burocrazia che se fossero spese genererebbero oltre 660.000 posti di lavoro.
D. Se i soldi ci sono, cosa allora che manca?
R. E’ ormai chiaro che qualsiasi intervento a favore della crescita deve essere accompagnato da un processo di semplificazione e snellimento burocratico.
Penso a iter certi e più veloci per gli interventi di riqualificazione delle città, indispensabili per ammodernare il Paese e rendere le nostre città competitive.
Ma altre misure importanti sono quelle volte a favorire una maggiore concorrenza nel mercato delle opere pubbliche. Ancora oggi è troppo ampio il fenomeno dei lavori in house, occorre infatti portare al 100% la percentuale di lavori che i concessionari autostradali sono obbligati ad esternalizzare tramite gara, considerato che le concessioni, per lo più, non sono state acquisite con gara.
Non dimentichiamo che la lotta alla corruzione e l’introduzione di meccanismi di trasparenza, sono misure che rendono tantissimo non soltanto in termini economici ma anche e soprattutto etici.

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