Lo storico capo della segreteria di Alfano assunto in Eni. I vertici del cane a sei zampe stanno sereni

di Stefano Sansonetti
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di Stefano Sansonetti

Uno scivolo di lusso non poteva essergli negato. Del resto per 8 anni è stato il “fedelissimo dei fedelissimi” del ministro Angelino Alfano. Al punto che quest’ultimo, approdato alla Farnesina, non poteva lasciare un collaboratore di questo tipo in mezzo a una strada. Così è stata subito trovata una poltrona. E che poltrona. Il protagonista della vicenda è il quarantenne Giovannantonio Macchiarola, dal 2008 autentica ombra di Alfano: prima come segretario particolare dell’allora ministro della giustizia, poi come segretario particolare dell’allora segretario nazionale del Popolo della Libertà, infine come segretario particolare dell’allora ministro dell’interno. Poi, con la caduta di Matteo Renzi e l’ascesa a palazzo Chigi di Paolo Gentiloni, Alfano è stato proiettato al vertice del ministero degli esteri.

Il dettaglio –  Qui, però, come capo della segreteria particolare è stato scelto il viceprefetto aggiunto Andrea Caputo, già dirigente delle prefetture di Palermo e Viterbo e già collaboratore di Alfano in qualità di dirigente dell’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità. Insomma, Macchiarola non ha potuto seguire il leader di Ncd alla sua terza esperienza ministeriale. Niente paura, però. Perché Macchiarola è stato prontamente risarcito con un posto di livello nientemeno che all’Eni, la più importante società italiana quotata in borsa, che tra poco sarà al centro del valzer dei rinnovi al vertice. Ma che cosa è stato chiamato a fare all’interno del Cane a sei zampe? Il colosso petrolifero, contattato da La Notizia, dopo averne confermato l’assunzione, ha precisato che “l’avv. Giovannantonio Macchiarola è stato assunto in Eni il 16 gennaio 2017 nell’ambito della funzione security, per occuparsi di normative e strategie di protezione delle infrastrutture critiche”.

Insomma, il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha aperto le porte al collaboratore di Alfano attribuendogli un incarico che, sulla carta, sembrerebbe di tutto rispetto. E chissà che per il perfezionamento dell’operazione non sia tornato utile un altro avvocato e alfaniano doc, ovvero quell’Andrea Gemma che già occupa un posto nel Cda del Cane a sei zampe.

Gli altri – Sempre nella security dell’Eni pare stia facendo strada il generale dei Carabinieri Aldo Saltalamacchia. Già capo della security Alitalia, è entrato in Eni il 7 maggio del 2015. Un passaggio praticamente sfuggito a tutti, ma confermato dal colosso petrolifero. Il quale ha spiegato che Saltalamacchia  “oggi segue le tematiche relative allo sviluppo di nuovi progetti di security”. Inoltre, sempre come confermato dell’Eni, risulta fratello di un altro generale dei Carabinieri, Emanuele Saltalamacchia, comandante della Legione toscana considerato vicino a Renzi, recentemente assurto agli onori della cronaca in quanto indagato (insieme ad altri) per rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta Consip.

Tw: @SSansonetti