L’Udc si spacca sul referendum di ottobre e perde per strada anche il fondatore: Casini lascia il partito

di Stefano Iannaccone
Politica

Pierferdinando Casini non ha rinnovato la tessera dell’Udc. Lasciando di fatto il partito che ha fondato nel 2002. L’annuncio è arrivato in una nota ufficiale. I centristi hanno quindi rilevato la necessità di un “nuovo percorso di rifondazione” da attuare con un “congresso straordinario di rifondazione”. Ma questo non significa la fusione con il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. Tutt’altro. Sul tema, infatti, c’è stata la netta chiusura all’ipotesi, nonostante la condivisione del percorso parlamentare con i gruppi di Area popolare alla Camera e al Senato.

Bye bye Casini
“Con quasi 50.000 iscritti, a tesseramento concluso dove si registra, tra l’altro, il mancato rinnovamento di Pierferdinando Casini, l’Udc inizia un nuovo percorso con l’avvio delle procedure per lo svolgimento del Congresso straordinario con l’obiettivo di una rifondazione delle esperienze popolari”, si legge nella nota diffusa dai vertici del partito. La direzione nazionale dell’Udc, svoltasi alla presenza del segretario Lorenzo Cesa, ha quindi espressamente bocciato “la proposta del ministro Angelino Alfano di un nuovo soggetto politico ad ottobre, dopo il referendum costituzionale”. L’iniziativa, secondo i centristi, “è fuori dal tempo”.

Ma l’Udc, al di là dei progetti politici futuri, deve pensare anche a quale posizione assumere sul referendum di ottobre. La certezza è che Cesa non prenderà parte ai comitati per il sì. Ma alla luce delle divisioni interne “dopo le amministrative si svolgerà un’Assemblea nazionale del partito aperta al contributo di esterni per una valutazione su quale posizione assumere sul referendum”, ha evidenziato la nota.

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