L’uomo della Fiat ha detto sì. Tutti contro l’annuncio di Marchionne al referendum

dalla Redazione
Politica

Un sì al referendum con un carico di polemiche. Sergio Marchionne ha annunciato il suo voto al referendum sulla riforma costituzionale. “L’unica cosa che a noi interessa è la stabilità del sistema. Non voglio prendere posizione. Personalmente condivido alcune delle scelte che sono state fatte, per cercare di alleggerire il conto di gestione di questo Paese. Non voglio giudicare se la soluzione sia perfetta, ma è una mossa nella direzione giusta”, ha spiegato l’amministratore delegato di Fca. Il manager ha poi puntualizzato che l’orientamento personale è “per il sì”.

La presa di posizione ha provocato subito le battute delle opposizioni. “Viene quasi il sospetto che Marchionne si voglia candidare per il dopo Renzi. #matteostaisereno”, ha scritto il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta. Ma l’ex ministro ha incalzato in un altro tweet: “Marchionne è per ‘stabilità’, di tutto il resto, democrazia e cittadini compresi, non gliene frega nulla. Che pochezza…”. Anche dalla Lega è arrivata una forte critica. “Marchionne appoggia il sì al referendum sulle riforme costituzionali per dare più stabilità al sistema? Vorrei capire da che pulpito vorrebbe darci lezioni il signor Marchionne”, ha attaccato il senatore Roberto Calderoli. L’ad di Fca è “uno che ha la cittadinanza svizzera per ovvie ragioni fiscali, uno che ha preso la Fiat, un’azienda che per decenni ha beneficiato di aiuti di Stato e incentivi vari e ne ha spostato la sede legale in Olanda sempre per ovvie ragioni fiscali, uno  che, quando ha fatto quotare in borsa la Ferrari, ha scelto di farlo a New York e non a Milano. Devo andare avanti? Marchionne al massimo si occupi delle elezioni americane, tema magari a lui più vicino”.

Anche Sinistra italiana ha bacchettato l’annuncio di Marchionne. “Per lui il sì al referendum è necessario per la stabilità del Paese”, ha affermato il presidente dei deputati di Si, Arturo Scotto. “Peccato che la stabilità di un Paese si regga innanzitutto sul patto fiscale tra i cittadini e lo Stato. Ma questo a Marchionne non interessa. Visto che le tasse le paga in Svizzera”, ha concluso Scotto.

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