Mara Carfagna bocciata dalla rete

di Luca La Mantia
Politica

Suo il no fatale a Berlusconi, ma per il web la Carfagna non ha la stoffa del leader

di Luca La Mantia

Mara Carfagna si sta impegnando, in questi giorni, a chiedere un cambiamento dentro Forza Italia. Ma cosa pensano gli italiani di lei? Per avere una risposta a questa domanda bisogna rivolgersi alla rete e tracciare un quadro della web reputation dell’ex ministro. Si tratta di una sintesi dell’immagine di una determinata persona così come filtra attraverso internet. In sostanza un’estensione in digitale della sua fama.  Il suo calcolo dipende da vari fattori (social network, feedback degli utenti,  blog e altro). Ecco, per la Carfagna non sono rose e fiori. La prima cosa che risalta è che gli internauti italiani continuano a tirare in ballo il il gossip e il passato da soubrette di Mara. La cosa è particolarmente evidente su Youtube. Digitando Mara Carfagna sulla nota piattaforma di condivisione video si ottengono risultati evidenti. Il maggior numero di visualizzazioni riguardano clip dal titolo ironico che ricordano le perfomance televisive (a volte in chiave osè) dell’ex Ministro. Anche i video sarcastici o critici sono molto virali, come quello “incontro con Mara Carfagna” in cui i protagonisti fanno domande scomode alla parlamentare azzurra riguardanti la sua ascesa politica (oltre 386mila visualizzazioni). Che la Carfagna politico interessi, invece, poco lo dimostra lo scarso successo del suo canale Youtube, che ha totalizzato pochi iscritti (188) e poco più di 4mila view.  Anche su Facebook la tendenza è la stessa. Con una sola differenza: la pagina ufficiale della Carfagna ha un buon seguito (circa 138mila fan). In totale le page Fb riguardanti l’attuale lavoro dell’ex ministro sono 5 a fronte di 8 tra profili fake e pagine dal contenuto sarcastico o sconcio. E passiamo a un altro elemento di calcolo della web reputation: il sentiment, ovvero lo stato d’animo che la rete prova nei confronti di un determinato soggetto. Inserendo il nome della Carfagna in una tools di sentiment analysis (socialmention.com) si nota un forte disinteresse della rete nei confronti dei contenuti che la riguardano (circa 264 menzioni neutrali a fronte di 18 positive e una negativa). L’ultimo parametro da prendere in considerazione per tracciare la reputazione digitale della Carfagna è quello di Google. Secondo Google Trend (che traccia una curva rappresentativa del volume di ricerche di una determinata parola) negli ultimi giorni l’interesse nei confronti della Carfagna è scemato. Si è passati, infatti, da una fase di up alla fine di maggio (in cui le ricerche hanno raggiunto il valore massimo previsto da Google) a un calo progressivo, intervallato da piccole fasi di apice. Infine passiamo al vero e proprio motore di ricerca. Se scriviamo il nome dell’ex ministro su Google Web si ottengono circa 134.000 risultati totali. Indicativo il dato dei primi link che compaiono all’esito della ricerca. Buona parte riguardano la Carfagna politico (compresi quelli di accesso al suo blog e ai suoi profili social) mentre altri si ricollegano a contenuti ironici (tra cui quello di Nonciclopedia che è l’undicesimo risultato a comparire) o legati al gossip. Altra dimostrazione di come il suo passato da showgirl sia il principale nemico di Mara.

Liti e casse vuote, Forza Italia è un caos. E Silvio resta a casa

di Lapo Mazzei

E alla fine si è eclissato. Meglio rinviare  quando non si è certi della strategia da seguire. Ma soprattutto quando hai la consapevolezza che il clima generale è tutt’altro che sereno. E così l’Ufficio di presidenza di Forza Italia è andato in scena orfano di Silvio Berlusconi. Il leader azzurro ha preferito restare nella sua residenza di Arcore, in attesa di rientrare nella capitale. Per la vera resa dei conti interna al partito c’è tempo e, soprattutto, non è questo il momento. L’esigenza di sedimentare gli effetti del voto e la necessità di vedere al più presto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, impegnato in Cina, per mettere a punto l’agenda delle riforme ha congelato tutto. E poi servono facce nuove da mandare in tv, invece dei soliti big. E così nella sede del partito, in piazza San Lorenzo in Lucina a Roma, l’ufficio di Presidenza ha affrontato quel che c’era all’ordine del giorno, ovvero l’approvazione del bilancio 2013.  La senatrice Maria Rosaria Rossi, al suo esordio nella veste di tesoriere, e il senatore Denis Verdini, nel corso della relazione approvata all’unanimità, hanno illustrato i cardini del bilancio di Forza Italia, sottolineando che con la nuova legge sul finanziamento dei partiti si pone la questione di “individuare nuovi strumenti per il reperimento di fondi, compatibili con la normativa vigente, per sostenere il partito”. Insomma, bambole non c’è una lira. Mettendo da parte i conti quel che tiene davvero banco all’interno di Forza Italia e la conta fra le correnti e il peso dei vari leader, a partire da Raffaele Fitto. A Bologna,  per esempio, la resa dei conti dentro Forza Italia è già iniziata . Da una parte un gruppo di giovani, guidati dal consigliere regionale Galeazzo Bignami (provenienza An, campione di preferenze), dall’altra il coordinatore regionale Elio Massimo Palmizio, fedelissimo di Berlusconi che ha richiamato all’ordine la furia “rottamatrice” dei giovani. Bignami ha organizzato per sabato prossimo un’iniziativa in stile Leopolda renziana  a Bologna: interventi di tre minuti, aperti a militanti e simpatizzanti di area di tutta Italia, con poche e chiare parole d’ordine: primarie, superamento di un sistema di cooptazione definito “pseudo feudale”, riconoscimento di chi fa politica sul territorio, critiche alla gestione attuale dalle quali non è esentato nemmeno Berlusconi. Palmizio si è sentito chiamato in causa ed ha immediatamente sconfessato l’iniziativa. “Appare chiara la volontà di azzerare l’attuale classe dirigente”, dice l’esponente azzurro , “ma non si capisce di quale movimento, se si parla di Forza Italia perché  coinvolgere chi di Forza Italia non è? Congressi sono stati svolti sia in Forza Italia prima che nel Pdl poi. Congressi a cui Bignami ha partecipato stringendo accordi sia in città che in provincia ed essendo quindi stato, come altri, ma non io, partecipe della gestione politica che ora sembrerebbe contestare. Il contestare poi anche Berlusconi rende evidente la volontà di superare Forza Italia per creare qualcos’altro senza il Presidente”.  Insomma, il dibattito è aperto. Tanto che Raffaele Fitto, il vero mattatore azzurro di questa fase rilancia la sfida: “Mi auguro, chiedo e sono convinto che sia il presidente Berlusconi che debba aprire la seconda fase del partito”, afferma il deputato di Forza Italia, record di preferenze alle europee, “ho chiesto al Presidente di aprire il confronto all’interno del partito, non c’è un’idea di contrapposizione. I segnali che vengono da queste elezioni sono indicativi perché pure in un trend negativo abbiamo dei segnali positivi”.  A richiamare all’ordine l’ex governatore della Puglia è stata Alessandra Mussolini.  “Fitto ha preso le preferenze per andare in Europa, non per fare le primarie, non per andare contro Berlusconi”, sostiene la deputata azzurra, “quindi, spero che voglia mettere questo bagaglio al servizio dell’unità del partito e non della sua divisione”. La Mussolini pone al centro del dibattito sul futuro del partito un altro tema forte . “Vedo che Fitto dice che non vuole la scissione, però ne parla, la evoca. E no: di Fini e di Alfano ne abbiamo già avuti. O lo dobbiamo chiamare ‘Alfitto’? Quanto alle preferenze ottenute”, aggiunge la senatrice, “anche quello è un discorso relativo perché Toti si è presentato solo in una circoscrizione. Se si fosse presentato dappertutto ne avrebbe ottenute magari 500mila… No, spero davvero”, conclude la Mussolini, “che lavori per una soluzione in grado di soddisfare tutti. Anche perché, in caso contrario, non lo seguirebbe nessuno”.

Loading...