Marchionne non Fiat lux. Sullo scandalo Dieselgate la Germania chiede all’Ue di ritirare 500, Doblò e Jeep. E da Bruxelles avvertono: Italia ora a rischio infrazione

dalla Redazione
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Sulla vicenda Dieselgate la Germania non molla la presa su Fiat Chrysler, tornando a chiedere il pugno duro sui veicoli della casa italo-americana. E oggi la richiesta, nero su bianco, presentato all’Unione europe: FIAT 500, Doblò e Jeep-Renegade sono i modelli Fca per i quali il ministero dei Trasporti tedesco chiede a Bruxelles che sia garantito il richiamo, per le presunte violazioni sulle emissioni.

Sono mesi che va avanti lo scontro tra Roma e Berlino sul caso emissioni. Oggi però la Germania, che aveva già inviato una lettera Bruxelles per sollecitare l’apertura di un tavolo di consultazioni per cercare di risolvere il disaccordo sull’esito dei test sulle auto Fca, arriva una richiesta ufficiale, come detto.

Il presunto meccanismo illegale di spegnimento a bordo della auto Fiat-Chrysler è stato rilevato nell’ambito delle analisi degli esperti della commissione d’inchiesta tedesca, istituita all’indomani del Dieselgate per cui Volkswagen ha ammesso la truffa e patteggiato una multa da 4,3 miliardi negli Stati Uniti. Il portavoce del ministero dei Trasporti ha spiegato che dopo “la rivelazione delle manipolazioni Vw, nel 2015, il ministro Dobrindt ha istituito una commissione d’inchiesta, che ha lavorato fino a maggio, alla quale sono stati sottoposti moltissimi veicoli. Fra questi anche diversi della Fiat-Chrysler. E la risposta senza dubbi dei periti è stata che su questi veicoli fosse utilizzato un meccanismo illegale di spegnimento“. “La Commissione ne avrebbe parlato volentieri con la Fiat, ma la Fiat ha rifiutato di collaborare. Alla fine di agosto, il nostro ministero ha inviato i nostri risultati al ministero dei Trasporti italiano e ha consultato la Commissione europea, e coloro che dovevano attivarsi”, ha spiegato il portavoce. Ad ottobre c’è stata una nuova sollecitazione, ha aggiunto, e “la Commissione europea si è attivata ed ha avviato un procedimento di mediazione”. “L’Ue ha presentato gli esiti delle proprie indagini che confermano gli esiti delle nostre. Ha chiesto all’Italia di prendere posizione. La seduta successiva – ha continuato – di questa procedura di mediazione era prevista per fine gennaio, inizi febbraio, ma dal lato italiano è stata disdetta. E fino a oggi non vi è nessuna posizione sugli esiti della nostra commissione e su quelli della commissione Ue”, ha concluso il portavoce, motivando così la decisione di Dobrindt di chiedere all’Ue di farsi garante del richiamo dei modelli coinvolti.

La posizione della Germania già nei giorni scorsi aveva irritato e non poco l’Italia. Già a giugno il ministro Graziano Delrio, in riferimento a una serie di test condotti in Italia su sette modelli di Fca, tra cui non c’era il modello identico a quello messo sotto accusa dai tedeschi, aveva anticipato i risultati del report che è stato poi concluso solo a fine luglio, escludendo l’utilizzo di defeat devices sulle vetture testate. Ieri la penultima puntata di questa diatriba. Berlino ha accusato Roma di essere consapevoli “da mesi” delle presunte “anomalie di Fca”. Il ministro Dobrindt alla Bild am Sonntag aveva detto: “Da mesi le autorità italiane sapevano che secondo l’opinione dei nostri esperti Fca usava dispositivi di spegnimento illegali“. La risposta italiana è arrivata per bocca del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda: “Berlino, se si occupa di Volkswagen, non fa un soldo di danno”.

Ma ora la vicenda diventa ancora più aspra. In mancanza di una risposta dell’Italia nell’ambito del processo di mediazione con la Germania sulle emissioni della Fiat 500x, Bruxelles potrebbe intraprendere azioni, che potenzialmente includono anche la procedura di infrazione. Lo spiegano fonti Ue. La Commissione europea sta cercando di fissare una data per un incontro con le due parti per gli inizi di febbraio, perché è intenzionata a chiudere il dossier entro le prossime settimane.

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