Mef, nei primi tre mesi del 2019 è boom di partite Iva. Ne sono state aperte oltre 196mila. Le persone fisiche +14%. Il 45,7% sono under 35

dalla Redazione
Cronaca

Nei primi tre mesi dell’anno, secondo i dati del Dipartimento delle Finanze, sono state aperte 196.060 nuove partite IVA e in confronto al corrispondente periodo dello scorso anno si registra un aumento del 7,9%. La distribuzione per natura giuridica mostra che il 77% delle nuove aperture di partita IVA è stato aperto da persone fisiche, il 18,5% da società di capitali, il 3,5% da società di persone; la quota dei “non residenti” e “altre forme giuridiche” rappresenta complessivamente l’1% del totale delle nuove aperture.

Rispetto al primo trimestre del 2018, vi è stato un notevole aumento di avviamenti per le persone fisiche (+14%), dovuto alle crescenti adesioni al regime forfetario, mentre le forme societarie presentano significativi cali: -17,2% per le società di persone e -8,5% per le società di capitali. Riguardo alla ripartizione territoriale, il 45% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22% al Centro e quasi il 33% al Sud e Isole. In base alla classificazione per settore produttivo, le attività professionali risultano il settore con il maggior numero di aperture di partite IVA (20,2% del totale), seguito dal commercio con il 17,8% e dalle costruzioni (9,1%).

Rispetto al primo trimestre del 2018, tra i settori principali i maggiori aumenti si notano nell’istruzione (+22,9%), nelle attività professionali (+19,2%) e nei servizi alle imprese (+16%). Gli unici settori con calo di avviamenti sono l’agricoltura (-4,9%) e l’alloggio e ristorazione (-2,1%). Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione di genere mostra una sostanziale stabilità (maschi al 62,1%). Il 45,7% delle nuove aperture è stato avviato da giovani fino a 35 anni ed il 32,2% da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50 anni. Rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno, tutte le classi di età registrano incrementi di aperture: il più consistente è il +39,3% della classe più anziana.