Minoranza Dem in agonia. Matteo già vede il traguardo per approvare l’Italicum. Ma non si esclude il voto di fiducia

Ci sarebbe un “errore madornale” nell’Italicum, un errore “da prima elementare” che porterebbe la Camera a eleggere dieci deputati in più di quelli previsti dalla Costituzione. La denuncia (considerata però una “panzana” dal relatore Gennaro Migliore, esponente del Pd) viene dal professore di Diritto Costituzionale all’Università di Brescia Lorenzo Spadacini, ascoltato nei giorni scorsi dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera. La sua audizione è stata rilanciata prima dal Fatto quotidiano e poi dai parlamentari grillini. Secondo i Cinque Stelle, l’Italicum sarebbe viziato da una tale magagna che occorre assolutamente correggerlo prima alla Camera e poi al Senato.

IL PUNTO OSCURO
A finire nel mirino del docente universitario e dei suoi allievi “penta stellati” è il meccanismo di assegnazione dei seggi previsto dalla legge. Nell’assegnare 340 seggi al partito che supera il 40 per cento e i restanti 290 agli altri partiti, gli autori dell’Italicum si sarebbero dimenticati di considerare i 10 seggi del Trentino-Alto Adige e della Val d’Aosta, che vengono assegnati con un sistema a parte (il maggioritario uninominale) a tutela delle minoranze linguistiche. Vero o verosimile che sia la storia del professore, resta il fatto che la “panzana”, potrebbe essere usata dalla minoranza Dem del Partito guidato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, deciso a chiudere il match senza variazioni sul tema. Nonostante ciò, resta il fatto che il Pd si è letteralmente diviso sull’Italicum. Anche se qualcuno avanza un’altra ipotesi: non sarà che il partito si è diviso sulla leadership di Renzi? Il Rottamatore ne è uscito vincitore, come voleva la logica dei numeri. L’insistenza con la quale chiede (anche per bocca dei suoi) al capogruppo Speranza di riflettere sulle dimissioni da capogruppo la dice lunga sulla partita che si sta aprendo: il timore di Renzi sembra quello di non riuscire a cooptare nelle sue fila il grosso di Area riformista, come invece gli era riuscito con l’area dei Giovani turchi di Orfini e Orlando dopo le dimissioni di Cuperlo dalla presidenza del partito.

CONTA IN CORSO
E dunque in prospettiva di dover fare i conti nel Pd con un concorrente giovane che certo non può essere candidato alla rottamazione come la vecchia guardia democratica.
I renziani si dicono convinti che alla fine la minoranza finirà per allinearsi dopo il dibattito alla Camera. Come dice Orfini, è un errore sostenere che la democrazia è a rischio perché ci sono 100 capilista bloccati anziché 80. Eppure Bersani insiste sul fatto che “la Costituzione non è una cosuccia”’ e che in gioco c’è un problema di sistema, uno snaturamento in senso presidenzialista della Carta. Se davvero il centinaio di deputati della minoranza dovesse mantenere le posizioni, il pericolo di una saldatura con tutte le altre opposizioni costringerebbe il Rottamatore alla fiducia, una mossa che non piace ai centristi e anche a molti dei suoi. Un extrema ratio, come ha già fatto sapere Maria Elena Boschi. Alle quali Renzi ci ha abituato da tempo.

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