Molestie sul lavoro, non solo Asia. La denuncia della Argento divide le donne, ma sfugge il dramma vero: i ricatti sessuali crescono pure tra le “invisibili”

Isabella Rauti
Cronaca

Da diavola assatanata si è trasformata in un’icona delle denunce per violenza di genere. Un percorso imprevedibile per la “psicadelica” Asia Argento; dalla confessione di essere stata stuprata, nel lontano 1997, dal super-produttore Harvey Weinstein, ad un crescendo di rivelazioni su altre violenze subite nel corso della sua vita (a 16 ed a 26 anni da un regista italiano) che, alla fine, ci hanno fatto discutere e persino litigare. Così tra un odioso linciaggio mediatico e difese senza tentennamenti, Asia ha annunciato di voler lasciare l’Italia per tornare  solo quando “le donne potranno combattere insieme”. Eh si, perché Asia è stata difesa da molte donne e da pochi uomini ed è stata insultata da moltissimi uomini e da non poche donne. Una bufera che però ha portato una decina di attrici italiane a confessare di essere state a letto loro malgrado con Weinstein, mentre la questione diffusa e sommersa delle molestie e dei ricatti sessuali sui luoghi di lavoro ha finito per essere inghiottita da un “referendum” pro e contro la Argento.

Così ancora una volta abbiamo perso un’occasione e il gossip ha avuto la meglio sull’analisi del “sexual harassment” nei luoghi di lavoro, che ha impegnato l’Europa con una Direttiva (che introduce la questione nella materia lavorativa e stabilisce le forme di violazione) e che da sempre preoccupa chi si occupa di pari opportunità e di diritti delle donne, nonché di diritto del lavoro. Dopo Asia altre attrici hanno preso coraggio e la blogger Giulia Blasi ha lanciato su Twitter la campagna #quellavoltache, in cui ogni vittima può raccontare la storia di violenza o molestia subita, da quelle verbali a quelle fisiche. L’Istat ha dedicato alla materia un’articolata indagine condotta da Linda Laura Sabbadini. I dati emersi sono pesanti: un milione e 308mila donne  hanno subito molestie o violenze o ricatti sessuali sul lavoro nel corso della loro vita. In sintesi: 495mila donne sono state molestate; 75mila hanno subito violenze; 903mila sono state sessualmente ricattate per essere assunte, o per mantenere il posto di lavoro o per avere scatti di carriera; inoltre 76mila sarebbero stati gli stupri e i tentati stupri e il 91% delle vittime non avrebbe denunciato l’episodio o gli episodi reiterati. È questo allora il problema su cui tutti dovremmo riflettere, nella consapevolezza che oggi si sta scoperchiando quello che accade nel mondo del cinema e  dello spettacolo – la solita punta del solito iceberg! – ma che la questione riguarda trasversalmente tutti i settori di lavoro e di impiego.

Tornando però al punto dal quale siamo partiti, il linciaggio di Asia Argento, si può rivendicare il diritto di criticarla come donna e come attrice? Si possono giudicare – con cortese fermezza – la modalità e la tempistica delle sue rivelazioni ed esprimere il dubbio/sospetto che stia strumentalizzi se stessa – e non la causa – a scopi pubblicitari? Si può dire, pur difendendo i diritti delle donne, che alcune per fare carriera sono disposte a vendere il loro corpo? Non si può dire. L’ipocrisia del politically correct non solo ha fatto prevalere il “caso di cronaca” sul fenomeno, l’attrice famosa sulle “invisibili”, sia quelle che subiscono in silenzio che quelle che arrivano a denunciare; ma ha anche scatenato una campagna oscurantista tipica degli “intoccabili”. Si può ricordare, ad esempio, che la Argento non è piaciuta  a molti quando nel film “Go Go Tales” in una scena non prevista dal copione baciò in bocca un cane? Si può dire che ha condotto malissimo la trasmissione tv “Amore criminale”, che con lei ha perso ascolti? E, ancora, si può ricordare il disgustoso post sulla foto fatta di nascosto in un ristorante romano alla neomamma Giorgia Meloni, in cui si diceva più o meno questo: “La schiena grassa, ricca e senza vergogna di una fascista beccata a mangiucchiare”.  Qualche giorno dopo Asia si scusò dicendo, ”non avrei dovuto attaccare una donna”. Mentre l’attrice starà fuori dal nostro Paese ricominciamo allora a non perdere di vista le questioni di fondo e di sempre (purtroppo); spegniamo i flash ed accendiamo le luci. Ci sono tante battaglie vere che le donne devono combattere insieme. Il resto è noia.

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