La casta non si sazia mai. In Molise è risorto il vitalizio. Abolito da Monti, il benefit rientra dalla finestra

di Carmine Gazzanni
Primo piano

di Carmine Gazzanni

Per carità: non chiamateli “vitalizi”. D’altronde era stato il Governo Monti, dopo la stagione di Batman Fiorito, ad abolire il prezioso e imperituro privilegio. Come spesso accade, però, le furbizie di politici di nome e politicanti di fatto non hanno mai fine. E allora ecco che ciò che è uscito dalla porta, prontamente rientra dalla finestra. Nel Molise di Paolo di Laura Frattura, perlomeno, è così che si fa. Basta leggere la delibera n. 68 approvata dall’ufficio di presidenza del consiglio regionale a metà ottobre sulla nuova disciplina del “sistema previdenziale contributivo”. La pensione, appunto. Una pensione di cui solo in minima parte si faranno carico i soggetti coinvolti e beneficiari. Perché la fetta più grossa graverà sulle spalle dei poveri molisani.

LA FURBATA – Secondo quanto deciso dal presidente Vincenzo Niro e dai 4 consiglieri membri dell’ufficio (tra cui il delfino ex Idv, Cristiano Di Pietro), si provvede a trattenere mensilmente “dalla indennità di carica lorda dei consiglieri regionali una somma pari all’8,80% a partire dalla mensilità di novembre 2015”. A quanto ammonta questa trattenuta? Briciole: 528 euro. Ma attenzione: il consiglio è in carica da marzo 2013 e, dunque, ci sono anche i contributi per i mesi passati. Ed ecco allora che ogni consigliere dovrà versare, per i due anni trascorsi, altri 17 mila euro a testa. Da pagare, stile Eminflex, in comode rate, la cui scadenza potrà essere decisa arbitrariamente da ogni beneficiario. Peccato, però, che la somma da recuperare affinché poi i consiglieri possano beatamente goderne dopo i durissimi cinque anni di mandato, è molto più alta. Ed ecco la domanda: chi la pagherà? Ma i molisani, ovviamente. Secondo le tabelle allegate alla delibera, infatti, per i due anni trascorsi, ai 17 mila euro che dovrà versare ogni consigliere, le casse pubbliche “sganceranno” 46 mila euro. Quasi il triplo. Con il risultato che questa operazioncina niente male costerà alle casse, per il periodo 2013–ottobre 2015 quasi un milione di euro. La legislatura, però, avrà termine solo a febbraio 2018. E così i molisani dovranno versare altri 3 mila euro cadauno per gli ultimi due mesi 2015 e altri 17 mila al mese per ogni consigliere sia per il 2016 che per il 2017. Insomma, a conti fatti parliamo di circa un altro milione di euro. Totale: quasi due milioni per assicurare la pensione ai prodi consiglieri, che riceveranno la parcella a partire dai 65 anni con un minimo di 5 anni di contributi (una legislatura), ma chi ne raggiunge almeno 10 (dunque con due legislature alle spalle) potrà riscuotere l’assegno anche prima, a 60 anni.

VIVI E MORTI – Meglio di così, si muore. E a proposito: nel caso in cui un consigliere dovesse passare a miglior vita (cosa che tutti ci auguriamo accada il più tardi possibile), la pensione non andrà persa, passando a famiglia e a eredi. Insomma, lunga vita alla casta. E lungo, lunghissimo vitalizio.

@CarmineGazzanni