Niente sconti per gli evasori. La pace fiscale non è un condono. Parla il capogruppo dei Cinque Stelle alla Camera, D’Uva: “La misura si applica solo a chi non è riuscito a pagare”

di Antonio Pitoni
Politica

Il problema non è la “soglia”, ma il principio. Sulla pace fiscale, il capogruppo dei Cinque Stelle a Montecitorio, Francesco D’Uva, è chiarissimo: “Riguarderà solo chi ha presentato la denuncia dei redditi”. Trovandosi poi, per ragioni oggettive, nell’impossibilità di saldare il conto con l’Erario. Niente sconti, invece, per gli evasori. Che al Fisco hanno dolosamente nascosto somme rilevanti.
Ue, Bce, Fondo monetario internazionale e le principali agenzie di rating: tutti contro la Manovra. Ce l’hanno con voi oppure qualcosa non va nelle scelte del Governo?
“Temono che la bontà della nostra Manovra del Popolo, rilancerà la crescita e l’occupazione e ridurrà il rapporto debito-Pil. Per chi governa da anni l’Europa con l’austerità sarebbe una sconfitta politica epocale”.
Il Governo ha trovato la quadra sulla pace fiscale: dichiarazione integrativa del 30%, fino a 100mila euro, per le somme non dichiarate…
“Tengo a precisare che abbiamo posto un tetto a 100mila euro e che insieme a questa pace fiscale siamo riusciti ad introdurre anche l’arresto per gli evasori. Nessun salvacondotto quindi. Vogliamo andare incontro a chi non è riuscito a pagare tutti i suoi debiti a causa di condizioni economiche difficili”.
C’è chi sostiene, come il Centro studi di Confindustria, che a lungo andare questa Manovra finirà addirittura per far aumentare le tasse. Si sbagliano anche gli industriali?
“Ricordiamoci sempre che il Centro Studi Confindustria prevedeva un -4% di Pil se la riforma costituzionale del Governo Renzi fosse stata bocciata dagli italiani. Così è stato e non siamo certo tornati in recessione. Le verità è che non ci perdonano di aver costruito una Manovra per le piccole e medie imprese e le partite Iva. Riduzione di tasse ed incentivi, che prima erano a vantaggio di poche grandi imprese, ora vengono redistribuiti verso il basso”.
Deficit al 2,4% e crescita dell’1,5% nel 2019. In che modo questa Manovra, pur aumentando il debito, riesce allo stesso tempo a far salire il Pil?
“Dopo 10 anni di crisi e stagnazione la nostra economia ha bisogno di una spinta per tornare a crescere. Lo Stato ha il compito di stimolare il settore privato quando questo è impaurito e non investe. Siamo convinti di poter fare ancora meglio dell’1,5% di crescita nel 2019, ma abbiamo preferito rimanere prudenti”.
Di Maio ha assicurato che non ci saranno tagli alla sanità né all’istruzione. Possiamo ritenerla una certezza?
“Assolutamente sì. Nessun taglio, semmai più fondi per i rinnovi contrattuali e per gli investimenti, anche nell’edilizia sanitaria e scolastica. In questo modo ci differenziamo dalle politiche attuate dai precedenti governi, anche perché metteremo mano finalmente al problema delle liste d’attesa, riducendole grazie ai maggiori fondi per le regioni”.
Vista la situazione attuale dei centri per l’impiego siete davvero sicuri che si riuscirà a partire con il reddito di cittadinanza tra marzo e aprile come previsto?
“E’ il nostro obiettivo. Oltre ad aver stanziato un miliardo di euro per riformarli e assumere personale, insieme al Ministro Di Maio abbiamo studiato le migliori esperienze internazionali, dagli Stati Uniti alla Germania. Il processo è già in atto”.
Ai truffati delle banche andranno 1,5 miliardi di euro. Ma chi avrà diritto ai rimborsi e come saranno assegnati?
“I tecnici stanno lavorando sui dettagli, ma quel che è certo è l’entità dello stanziamento: 15 volte superiore al fondo Baretta istituito durante il governo Gentiloni. La nostra intenzione è risarcire tutti”.