Onorevoli professioni alla carica. Gli avvocati restano il primo partito. Tra i meno rappresentati in Parlamento infermieri e operai

di Giorgio Velardi
Politica

Saremo pure un popolo di santi, poeti e navigatori. Ma a scorrere uno per uno i profili dei neoeletti, si scopre come nel nostro Parlamento vada di gran lunga per la maggiore un’altra professione: quella dell’avvocato. A cominciare proprio dalla neo presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati (Forza Italia), matrimonialista, specializzata nelle cause di nullità davanti la Sacra Rota. Ma non solo. Di avvocati, infatti, se ne contano in tutto 132: 85 a Montecitorio e i restanti 47 a Palazzo Madama. Diciannove in più rispetto alla XVII Legislatura, quando il conto si fermò a 113. Scorrendo gli elenchi, i nomi noti non mancano. Alla Camera, per esempio, ci sono il grillino Alfonso Bonafede, indicato da Luigi Di Maio come ministro della Giustizia di un ipotetico Governo del M5s, ma anche Mariastella Gelmini (FI) e Piero De Luca (Pd), figlio del governatore della Campania, Vincenzo. Senza dimenticare ovviamente l’ex ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi (Pd), e Pierantonio Zanettin (FI), già membro laico del Csm (così come Casellati). Al Senato spiccano invece Niccolò Ghedini, storico avvocato di Silvio Berlusconi e plenipotenziario di FI, la leghista Giulia Bongiorno e il tesoriere dem Francesco Bonifazi.

Al secondo posto nella classifica delle professioni ci sono gli imprenditori. Balzati dai precedenti 93 a 116, di cui 68 a Montecitorio – tra i quali pure Antonio Angelucci, editore di Libero e Il Tempo rieletto con FI nonostante sia risultato il deputato più assenteista del quinquennio 2013/2018 – e 48 a Palazzo Madama, dove da questa Legislatura siederà per la prima volta in carriera pure Daniela Santanchè (Fratelli d’Italia).

Sull’ultimo gradino del podio salgono invece gli impiegati. Nei due rami del Parlamento ce sono 114 (erano 99 nella passata Legislatura). Qualche nome di peso? Sicuramente Pier Luigi Bersani (Leu), Riccardo Fraccaro (M5s), Ettore Rosato (Pd), Gianni Tonelli, il poliziotto del Sap eletto con la Lega di Matteo Salvini alla Camera, e il governatore dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso (Pd). Novanta sono invece insegnanti e docenti universitari, 20 in meno rispetto al precedente quinquennio quanto toccarono quota 110. A 44 si fermano i giornalisti (meno 4 unità). Tra le new entry spiccano Emilio Carelli (M5s), Giorgio Mulè (FI), Andrea Cangini (FI), Filippo Sensi (Pd), il leghista Alessandro Morelli, Gianluigi Paragone e l’ex direttore del Centro, Primo Di Nicola (entrambi del M5s). A un’incollatura dalle penne prestate alla politica ci sono i consulenti, che si attestano a 45: 26 a Montecitorio e 19 Palazzo Madama. I medici passano da 44 a 31, mentre 24 sono i commercialisti. Tra questi, spiccano il pentastellato Stefano Buffagni, ex consigliere regionale lombardo vicinissimo a Di Maio e Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Salvini.

E ancora, nelle due Camere siedono – fra gli altri – 25 funzionari di partito, 21 ingegneri, 16 ricercatori, 14 commercianti e 13 sindacalisti. Le professioni meno rappresentate? Senza ombra di dubbio infermieri (solo uno) e assistenti sociali (idem). Ma non se la passano meglio nemmeno agricoltori (6 equamente divisi tra Camera e Senato) e operai. Due in tutto: Flavio Gastaldi della Lega e Claudio Cominardi del M5s. Si fermano a 4 i magistrati, tre dei quali già volti noti del Palazzo. Si tratta di Pietro Grasso, leader di Leu, Giacomo Caliendo (FI) e Cosimo Maria Ferri (Pd). A questi, si è unita Giusi Bartolozzi, eletta alla Camera nel collegio plurinominale di Agrigento col partito di Berlusconi.

Twitter: @GiorgioVelardi

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