Per Conte chiedere i danni a Bruxelles per le banche saltate è “cosa buona e giusta”. In ballo ci sono risarcimenti per 65 miliardi

di Caris Vanghetti
Politica

“Bisogna procedere con cautela. E’ un precedente importante: non è da escludere un appello della Commissione ma dobbiamo trarne tutte le conseguenze politiche e giuridiche anche ad esempio sul piano risarcitorio. Mi sembra cosa buona e giusta”. E’ quanto ha detto il premier, Giuseppe Conte, annunciando l’avvio di un’azione risarcitoria verso l’Ue dopo la sentenza con cui il Tribunale Ue ha annullato la decisione di vietare l’uso dei fondi di garanzia di depositi per i salvataggi bancari.

La linea ufficiale dell’Italia, sulla stessa sentenza con cui la giustizia europea ha bocciato la decisione di Bruxelles di impedire al nostro Paese l’utilizzo del Fondo Interbancario a Tutela dei Depositi (Fitd) per il salvataggio di Banca Tercas, è aspettare i 57 giorni che restano alla Commissione per fare ricorso. Nel frattempo sono già partite le riunioni al Ministero del Tesoro per approntare le prossime mosse, che potrebbero portate il nostro Governo a chiedere alla Commissione Europea un maxi risarcimento che potrebbe sfiorare i 65 miliardi di euro.

Il motivo? Si chiama burden sharing o bail in, due principi comunitari che voglioni che siano gli azionisti e gli obbligazionisti a farsi carico del salvataggio delle banche in crisi, attraverso la riduzione del valoro dei titoli in proporio possesso o la loro conversione in capitale. Esattamente quanto è accaduto ai possessori dei titoli di Banca Etruria, CariChieti, Banca Marche, Cariferrara, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. E per aspetti simili anche ai possessori di titoli del Monte dei Paschi di Siena.

Visto che la sentenza della Corte di Giustizia ha sostanzialmente giudicato illegittimo il divieto impostoci dalla Commissione Europea di usare il Fitd per salvare queste banche, ora i tecnici del Governo, con l’ausilio della Banca d’Italia, d’intesa con l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) e con gli avvocati che si sono occupati della questione, stanno elaborando una strategia. Il primo problema, che sarebbe stato già in parte risolto, è quello del soggetto legittimato a chiedere il risarcimento, che è stato identificato nello Stato italiano, mentre non sembrerebbe sussitere in capo alla Banca d’Italia. L’Abi, invece, per bocca del suo presidente Antonio Patuelli, ha fatto presente che sta studiando “ogni possibilità giuridica, per chiedere e ottenere risarcimento dalla Commissione Europea”.

L’altro nodo da sciogliere è relativo alla quantificazione del risarcimento da chiedere. Infatti se si usa come parametro il valore dei titoli cancellati (azioni e obbligazioni) la cifra è di circa 24 miliardi di euro. Mentre i soldi impegnati dallo Stato per intervenire sulle banche ammontano a più di 40 miliardi. Cifre erogate con una molteplicità di strumenti la cui ricognizione completa richiederà diverse settimane visto che tra fondi, garanzie rilasciate agli istituti di credito, titoli sottoscritti dal Tesoro e contributi rilasciati a favore delle banche che si sono accollate gli istituti in difficoltà, è difficile districarsi. Senza contare che in alcuni casi i soldi spesi potrebbero tornare indietro. Quindi sarà necessario prima capire quanto è stato effettivamente sborsato e quanta parte di questi soldi si sarebbero potuti risparmiare con l’utilizzo del Fondo di Garanzia. La partita è appena iniziata e le elezioni Europee sono alle porte.