Piani di emergenza dimenticati. Circa mille Comuni non sono in regola. Tra questi ci sono anche quelli colpiti dalle recenti calamità naturali

di Carmine Gazzanni
Cronaca

La legge parla chiaro: i Comuni devono disporre tutti obbligatoriamente di un Piano di emergenza, ovvero – come si legge direttamente sul sito della Protezione Civile – di “procedure operative di intervento per fronteggiare una qualsiasi calamità attesa in un determinato territorio”. Dagli eventi sismici a quelli alluvionali, come quelli, tragici, capitati in questi giorni. D’altronde è del luglio 2012 la legge che prevedeva che entro 90 giorni dall’entrata in vigore i Comuni approvassero un piano di emergenza redatto secondo i criteri indicati proprio dalla Protezione civile. A distanza di sei anni, però, ci sono clamorosi buchi. Secondo l’ultimo aggiornamento (28 marzo 2018) del dipartimento guidato oggi da Angelo Borrelli, su 7.935 Comuni complessivi, 6.949 dispongono di un Piano ad hoc, mentre circa mille ne sono ancora sprovvisti. Nonostante siano passati, ribadiamolo, ben sei anni.

PROGRAMMI FANTASMA – Ma arriviamo al punto. La Regione in cui abbiamo il maggior numero di Comuni inadempienti è proprio la Sicilia, il territorio più colpito dalle ondate di maltempo di questi giorni. Secondo i dati della Protezione Civile, infatti, solo 190 Comuni su 390 dispongono di piano d’emergenza. Dopo sei anni dall’approvazione della legge, dunque, in Sicilia un Comune su due non dispone di piano d’emergenza ed evacuazione. Ma c’è dell’altro. Scendiamo ancora più nel dettaglio. Nella Provincia di Palermo il rapporto cala ulteriormente: su 82 Comuni che compongono la Città metropolitana, solo 29 dispongono di un Piano d’emergenza. Tra questi c’è ovviamente la stessa Palermo. E c’è anche Altavilla Milicia, uno dei territori più colpiti. A scorrere l’elenco dei Comuni, però, ecco che scopriamo che quello di Casteldaccia, dove tragicamente sono morte 9 persone travolte da fango e acqua nella villetta abusiva, manca di Piano d’emergenza. Ma non è l’unico. Ingenti danni hanno coinvolto anche il Comune di Bagheria ma, stando sempre all’ultimo aggiornamento della Protezione civile, anche questo ente è sprovvisto di un qualsiasi Piano d’emergenza. E tutto questo nonostante anche l’amministrazione bangherese abbia espresso vicinanza ai familiari delle vittime, tanto da indire una giornata di lutto nazionale. La mancanza di piani di evacuazione, però, non tocca solo piccoli Comuni. Sempre in Sicilia, per dire, anche Enna e Agrigento sono tra gli enti che non hanno provveduto agli obblighi di legge. In Calabria su 409 Comuni, solo 317 hanno un Piano. Tra gli inadempienti, anche Reggio Calabria. Peggio ancora in Sardegna, altro territorio negli ultimi anni drammaticamente colpito da alluvioni. Qui il 79% dei Comuni è provvisto di un Piano: 297 su 377. Curioso anche il caso della Campania: fino a qualche anno fa era l’unica Regione a non trasmettere i dati. Oggi ha colmato il ritardo: risultano “coperti” 486 Comuni su 550, l’88%.

MEGLIO TARDI CHE MAI – C’è da dire, tuttavia, che molti hanno riempito il vuoto normativo soltanto a tragedia avvenuta. Parliamo del terremoto che ha devastato il centro Italia e prendiamo, nella fattispecie, in esame il Lazio. Se prima del sisma del 24 agosto (che ha causato 303 morti) i Comuni laziali provvisti di Piano erano 153 su un totale di 378, nell’ultimo aggiornamento sono arrivati a 366 (copertura del 97%). Piccola curiosità non da poco: prima della tragedia del 24 agosto, nella lista della Protezione Civile non comparivano né Amatrice né Accumoli. Oggi entrambi i Comuni sono in lista.