Il pm Albamonte, due poliziotti e un consulente sono indagati nell’ambito della nuova inchiesta nata da un esposto dei fratelli condannanti a luglio per cyberspionaggio

dalla Redazione
Cronaca

L’ex presidente dell’Anm, Eugenio Albamonte, due dirigenti della polizia postale e un consulente tecnico rischiano di finire sotto processo. La Procura di Perugia ha chiuso, infatti, l’inchiesta sui presunti abusi, compiuti nella fase delle indagini preliminari condotte dalla Procura di Roma e culminate, il 9 gennaio 2017, con l’arresto dell’ingegnere informatico Giulio Occhionero e della sorella Francesca Maria, condannati in primo grado il 17 luglio 2018 rispettivamente a 5 e a 4 anni di reclusione per cyberspionaggio.

A denunciarli era stato lo stesso Occhionero, l’ingegnere condannato per aver spiato migliaia di caselle di posta elettronica e carpito notizie e dati sensibili anche da siti istituzionali. I pm umbri, che hanno competenza sui colleghi romani, hanno notificato agli indagati l’atto di chiusura delle indagini. Secondo questo nuovo filone, il consulente della polizia postale, legale rappresentante di una società che si occupa di sicurezza informatica, avrebbe acquisito in modo illecito, e ben prima che scattasse ufficialmente l’inchiesta sugli Occhionero, una serie di dati riservati accedendo abusivamente al server utilizzato dai fratelli per compiere le intrusioni informatiche.

Al pm Albamonte, all’epoca titolare dell’inchiesta sui fratelli Occhionero, è contestata l’omissione d’atti d’ufficio, per non aver indagato il consulente della stessa società, e il falso ideologico per non aver comunicato al gip le condotte del consulente della polizia prima che fossero messe sotto controllo le utenze dei fratelli Occhionero.

I due poliziotti devono rispondere, invece, di falso e omessa denuncia all’autorità giudiziaria avendo redatto due informative di reato utilizzando gli elementi raccolti dalla società senza evidenziare le responsabilità penali emerse a carico del suo consulente.

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