Quelle intimidazioni bianche per fermare la libertà di stampa

di Nerina Gatti
Cronaca

di Nerina Gatti

Questo articolo ti frutterà una bella querela, ciao ciao. Con questo sms il governatore-segretario Roberto Maroni qualche giorno fa mi annunciava l’avvio di un’azione legale nei miei confronti a causa dell’articolo “Una Lega di boss” scritto per Lanotizia il 28 giugno. Come ho risposto a Maroni, per quel determinato articolo, incuriosisce la mancanza di una motivazione oggettiva per una rivalsa legale soprattutto da parte sua, visto che di lui non si parla, all’infuori di ricordare come egli, qualche anno fa, pungolato da Roberto Saviano, negò fermamente qualsiasi coinvolgimento di esponenti della Lega Nord con la ‘ndrangheta. Affermazione che fece da ministro dell’Interno, quindi una posizione, la sua, non proprio dalla periferia dei servizi di informazione e di indagine della nostra penisola, e che venne prontamente smentita dalle innumerevoli indagini di varie procure, da quella di Milano (sì, Milano in Lombardia!) a quella di Reggio Calabria, Roma e Napoli. Preoccupa il fatto che il governatore- segretario abbia riscontrato qualcosa di così allarmante che evidentemente lo riguarda, da sentire il bisogno di stoppare ogni ulteriore scritto passando alle vie legali.

L’udienza in Commissione

Ma non è una novità. Ormai le querele o meglio ancora, la minaccia di querela e di risarcimento danni sono diventate il nuovo fronte delle intimidazioni ai giornalisti. Proprio su questo argomento, più precisamente sulle esperienze di informazione oscurata e minacciata sono stata audita dalla Commissione Parlamentare Antimafia della scorsa legislatura, anche perché ad oggi, non ne è ancora stata insediata una nuova, e questo fa capire come il problema mafie sia irrilevante per la nostra classe politica. L’audizione riguardava il ruolo dell’informazione nel contrasto alla criminalità organizzata e le minacce che ne susseguono, ma il tentativo di “imbavagliare” il giornalista è prassi comune ormai non solo per i boss allergici all’attenzione mediatica. Dalle innumerevoli querele collezionate dal sito d’informazione Dagospia di Roberto D’Agostino che più volte ha rischiato di dover staccare la spina al suo pc, all’annuncio di querela via twitter che Gianni Alemanno, all’epoca sindaco di Roma, fece a Milena Gabanelli, lei per fortuna ancora coperta dall’ufficio legale Rai.

La querela temeraria
I politici italiani, come ricorda Vittorio Trapani, segretario dell’Usigrai, si dilettano nella “querela temeraria” come pressione intimidatoria nei confronti del giornalista. Spesso sanno di avere torto marcio eppure querelano con facilità perché sanno di poter arrecare un danno economico al giornalista, soprattutto a giornalisti indipendenti o ai piccoli giornali. Proprio come è successo a noi de La Notizia, querelati dalla Cgil, che tra parentesi, non dovrebbe tutelare i più deboli?

La “cartuccia” legale

Invece delle cartucce, che creano allarme sociale e solidarietà verso il giornalista, arriva la querela, in alcuni casi anticipata da una conferenza stampa senza che poi questa si concretizzi necessariamente in atti giudiziari. Le definisco e le percepisco come intimidazioni a salve o intimidazioni bianche, che creano i presupposti per minare la credibilità e la tranquillità del giornalista che a quel punto potrebbe non sentirsi più libero di raccontare in maniera oggettiva le vicende.
Altro caso è quella della minaccia di querela per interposta persona: “O la smetti o ti querela”, è l’avvertimento più usato, di solito fatto tramite avvocato, che per il tuo bene ti consiglia di cambiare argomento perchè stai infastidendo le persone sbagliate. L’aspetto più inquietante, è proprio che questi comportamenti, che usano un linguaggio tipicamente mafioso, non sono penalmente rilevanti. Oggi a vigilare e a evidenziare le minacce a giornalisti, grandi e piccini, sono in pochi, il sito “Ossigeno per l’informazione” di Alberto Spampinato, fratello di del giornalista Giovanni Spampinato ucciso dalla mafia e l’associazione Articolo 21 di Beppe Giulietti, mentre le istituzioni tacciono.