Il Reddito di cittadinanza resta. L’Europa se ne faccia una ragione. Parla il capogruppo del M5S al Senato, Patuanelli: “Attacchi da un sistema finito, ormai giunto al capolinea”

di Carmine Gazzanni
Politica

“Non c’è alcun timore di passi indietro. Anzi, ci confortano le parole del presidente Conte e del nostro capo politico: non è possibile fermarsi ora”. Il capogruppo del Movimento 5 stelle al Senato, Stefano Patuanelli, si allinea al suo Governo: nonostante la bocciatura della Commissione europea di ieri, il Bilancio non sarà al ribasso. “Questa – spiega ancora il senatore pentastellato – è una Manovra che il popolo italiano aspettava da troppo tempo”.

Dunque nessun dietrofront?
“Assolutamente no. Coerentemente con i nostri propositi elettorali, mettiamo in campo provvedimenti che avevamo promesso e che oggi riusciamo a fare. Ci dicevano che non saremmo riusciti, che non ci sarebbero stati soldi, che ci sarebbero voluti 100 miliardi. E invece oggi, facendo 17 miliardi di extra-deficit rispetto al previsto, mettiamo in campo una vera e propria Manovra del popolo”.

C’è, però, chi ha parlato di “piano B”.
“Non c’è alcun piano B. Questa è una Manovra che portiamo avanti convintamente perché siamo certi che non è assolutamente pericolosa, ma meditata in tutti i dettagli”.

Sul Reddito di cittadinanza? Qualcuno ha parlato della possibilità di ritardare la misura: è un’ipotesi sul tavolo?
“Il Reddito di cittadinanza c’è e non si tocca. Inizierà forse anche prima del secondo trimestre, già a marzo”.

Nessun rallentamento quindi?
“Assolutamente no. Non c’è alcun rallentamento, ma una necessità: siamo consapevoli che i centri per l’impiego devono avere un ruolo centrale. Quindi, prima dobbiamo mettere in campo le misure affinché possano fare quello che sono chiamati a fare ovvero riuscire a mettere in collegamento la domanda di lavoro e le proposte delle aziende. Sulla base di questo siamo consapevoli servirà un lasso di tempo ragionevole per metter mano ai centri per l’impiego”.

Le rigiro allora la questione: non crede che per risistemare tutta la rete dei centri per l’impiego due mesi siano pochi?
“Credo proprio di no. Finora non siamo stati fermi a guardare. Soprattutto Luigi Di Maio, nella sua funzione di vicepremier ma ancor di più in qualità di ministro del Lavoro, ha lavorato alacremente in questi mesi per individuare le soluzioni e le necessità di queste strutture, puntando anche a un’informatizzazione omogenea”.

Mentre il Governo va dritto per la sua strada, i mercati e lo spread risentono della bocciatura Ue. Non c’è il rischio che uno scossone al Governo possa arrivare dalla finanza?
“Assolutamente no. Stiamo parlando di una Manovra che ha un rapporto deficit/Pil al 2,4% con una previsione del Pil all’1,5. Non di misure che prevedono un Pil all’8%. È una legge di bilancio totalmente credibile rispetto a quello che si propone di fare”.

Venerdì, però, arriva il giudizio di Standard & Poor’s. Probabilmente negativo sull’Italia…
“Possono esprimere le opinioni che vogliono. Ricordo però quando un’agenzia di rating aveva dato tripla A alla Lehman Brothers pochi giorni prima del suo fallimento. Stiamo parlando di agenzie che sono in mano a chi ha interessi privati e quindi hanno anche interessi a fare speculazioni”.

Se la Manovra è così credibile, come si spiega allora gli attacchi della Commissione e la bocciatura arrivata ieri?
“Ricordo che l’Unione europea, e dunque anche la Commissione, è un organo politico che rappresenta un sistema di gestione del potere che si rende conto che sta finendo il suo tempo. L’Italia è il primo esempio di Governo che si contrappone a questo tipo di Europa. Noi vogliamo rendere il continente europeo molto più credibile e forte rispetto alla globalizzazione, ma dobbiamo renderci conto che l’Unione europea non può essere solo un’entità finanziaria e monetaria: dev’essere ben altro. Ecco, siamo in presenza di un sistema che sta scricchiolando e che è vicino a un cambiamento radicale di governance: è chiaro che dia gli ultimi colpi di coda”.