Renzi giura che l’Italia è Viva. Ma l’ossessione è sempre Conte. Oggi a Firenze la kermesse della svolta post Pd. Migliaia in sala, ma nel Paese il partito sta fra il 3 e il 5%

di Lucrezia Conti
Politica

Dal faccia a faccia in tv negli studi di Porta a Porta al duello a distanza: i due Mattei ancora protagonisti. Uno, Matteo Salvini, punta a riempire oggi pomeriggio la piazza storica della sinistra, dove si tennero i funerali di Enrico Berlinguer e dove ogni anno si svolge il “concertone”del Primo maggio organizzato dai sindacati. E dove Silvio Berlusconi, all’epoca leader assoluto della coalizione di centrodestra, nel 2006 riuscì a portare 700mila persone (gli organizzatori parlarono di 2 milioni) e oltre 150mila nel 2010. Il segretario della Lega punta a raggiungere almeno quota 100mila, una piena investitura popolare che ne consacri la leadership. Anche se i numeri sono chiari, come ammesso dallo stesso presidente di FI: “Il leader è colui il cui partito prende più voti.

E’ evidente che se Salvini è oltre il 30% sia lui il leader”, il colpo d’occhio di una piazza straripante ha sempre il suo perché. L’altro Matteo non ha bisogno di investiture, si è creato un suo partito dal nulla e non cerca benedizioni, se non qualla degli elettori – al momento i sondaggi la sua creatura al 5% -. A meno di 300 chilometri di distanza, nella sua Firenze, Matteo Renzi è infatti impegnato già da ieri nella tradizionale kermesse annuale alla ex stazione Leopolda, che quest’anno assume il significato di un vero e proprio congresso fondativo della sua Italia Viva.
Una sorta di anno zero per entrambe quindi, post Partito Democratico per Renzi, post centrodestra tradizionale per Salvini che si prepara a lanciare il progetto politico per una nuova coalizione che superi gli schemi del passato e che sia aperto anche ad altre forze (leggi Giovanni Toti).

Ma non è l’unico punto in comune fra i due: vi è anche una convergenza di obiettivi politici. Primo fra tutti quello di mettere in difficoltà, se non proprio all’angolo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Anche se i pesi specifici sono molto diversi: il leghista, pur avendo dalla sua i sondaggi che lo accreditano come leader del primo partito italiano, può farlo dall’opposizione, Renzi dando le carte e condizionando l’esito delle trattative in seno a Governo a Parlamento, vedi i pesanti distinguo sulla manovra, da Quota 100 all’abbassamento della soglia del contante. Entrambi sono consapevoli di aver bisogno l’uno dell’altro: Salvini sa perfettamente che soltanto Renzi può far cadere questo Governo.

E Renzi sa benissimo che gli attacchi di Salvini possono mettere in una posizione difficile Conte. “In questi dieci anni la Leopolda è diventato un appuntamento fisso della politica italiana con progetti” ha dichiarato l’ex rottamatore “Dico a Conte di lavorare. Pensi al futuro dell’Italia, non al suo”. più chiaro di cosi…
E poi ci sono le imminenti elezioni regionali in Umbria: per l’ex ministro dell’Interno una vittoria sarebbe una conferma del consenso nel Paese, per l’asse 5Stelle-Pd una sconfitta sarebbe un segnale pesante, da cui Renzi trarrebbe ancor più forza contrattuale.

Non a caso l’ex rottamatore ha scelto di puntare molto “sui pionieri piuttosto che sui reduci”, in un’ottica marcata di distinguo dal suo ex partito. Una Leopolda totalmente incentrata sul futuro, a partire dal titolo scelto, Italia2029: “L’obiettivo è raccontare come sarà l’Italia fra 10 anni”, chiarisce il senatore, “Una Leopolda di sfida, in cui vengono le persone che vogliono arrivare e non quelle che sono già arrivate. Una Leopolda dei pionieri tipo quella del 2012, quando ci eravamo già fatti conoscere, ma ancora eravamo, tutto sommato, outsider”. E promette di raccogliere il record dei partecipanti con oltre 20mila pre adesioni e il tutto esaurito già da ieri all’apertura.

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