Rompicapo Governo, per il costituzionalista Pertici il voto-bis non garantisce stabilità: “L’intesa parta da chi ha votato il Rosatellum”

di Giorgio Velardi
L'intervista

È un rompicapo simile al Cubo di Rubik, ma mai come stavolta incastrare tutte le facce sembra una mission impossibile. E nemmeno la soluzione estrema, quella del ritorno al voto che il Quirinale allontana di giorno in giorno, risolverebbe granché. Ne è convinto Andrea Pertici, professore di diritto costituzionale all’Università di Pisa. Secondo cui la telefonata di ieri tra Salvini e Di Maio che stamattina porterà all’elezione di Nicola Molteni (Lega) alla presidenza della commissione speciale della Camera “non è sufficiente a ipotizzare un accorto di Governo tra Lega a M5s”. Ecco perché, dice Pertici a La Notizia, “soprattutto gli autori-sostenitori” del Rosatellum – a cominciare dal Pd – “dovrebbero predisporsi a un comportamento coerente” proprio con la legge elettorale con la quale abbiamo votato il 4 marzo.

Pertici

Andrea Pertici

Per ora dal secondo giro di consultazioni non ci si aspetta chissà che. Per quanto ancora l’Italia può permettersi una situazione di stallo come questa?
“Tenendo conto del fatto che non esiste una definizione chiara di ‘ordinaria amministrazione’ è chiaro come, anche alla luce della delicata situazione sullo scacchiere internazionale, il Governo Gentiloni potrebbe essere in difficoltà ad assumere importanti decisioni. E che perciò una quadra vada necessariamente trovata”.

Sì, ma come?
“Un’ipotesi, oltre a quelle che vedono il formarsi di maggioranze politiche variamente combinate tra le diverse forze in campo (M5s, Pd, Centrodestra), sembra oggi essere avanzata dal Centrodestra nel senso di un suo Esecutivo di minoranza, che però avrebbe necessariamente bisogno di una disponibilità del Pd ad astenersi. In questa fase, checché se ne dica, i dem restano centrali: non è vero che non ci sono punti di convergenza tra il loro programma e quello dei grillini. Chi lo sostiene evidentemente non li ha letti…”.

Tutto chiaro. In Germania però c’hanno messo parecchi mesi prima di arrivare al traguardo, non è che noi abbiamo troppa fretta?
“La differenza sostanziale rispetto all’Italia è che in Germania il partito di Angela Merkel è rimasto comunque quello di maggioranza relativa. Da noi invece Gentiloni è espressione del secondo partito e della terza coalizione. Ci sono addirittura forze, come Ap e Scelta Civica, che non sono nemmeno più nelle Aule. Com’è ovvio, non si governa col 18/18,5%. È innanzitutto un problema di legittimazione popolare”.

Mattarella allontana lo spettro del voto anticipato, ma se questo scenario dovesse manifestarsi chi ne trarrebbe più giovamento? E, Rosatellum alla mano, basterebbe a uscire dal guado?
“Se analizziamo lo scenario da un punto di vista partitico, è chiaro come nessuno il 4 marzo abbia mancato per poco la conquista della maggioranza. I sondaggi indicano una crescita dei cosiddetti vincitori, ma non è detto che il voto-bis garantisca maggiore stabilità. Credo che tornare a elezioni servirebbe a poco”.

Neanche modificando la legge?
“Riformare il sistema di voto sulla base di un risultato elettorale è sconsigliabile. Ma certo, aumentare la quota maggioritario a scapito di quella proporzionale, penso al Mattarellum, potrebbe rappresentare una soluzione. Tenendo a mente però che anche i sistemi maggioritari presentano dei rischi, come ha recentemente dimostrato il Regno Unito. A quel punto si tornerebbe esattamente al punto di partenza, e poi: davvero dopo il fallimento delle trattative i partiti troverebbero una quadra su questo? Mi sembra complicatissimo”.