Salvini non perde il vizio di invadere il campo. L’ultima entrata a gamba tesa: un tavolo con le imprese sul Tav al Viminale. Di Maio costretto a richiamare all’ordine il leader della Lega

di Francesco Carta
Politica

Il referendum sul Tav? E’ solo l’ultima invasione di campo del vicepremier, Matteo Salvini, in un ambito che non rientra nelle sue competenze. Il leader della Lega lancia la proposta: “Aspettiamo il rapporto costi-benefici, ma visto che riguarda soprattutto torinesi e piemontesi, e gran parte della penisola italiana, se non si arrivasse a una decisione, chiedere ai cittadini cosa ne pensano, credo che possa essere una strada”.

Un’idea che coglie di sorpresa la base M5S in Piemonte e viene accolta con freddezza dai vertici nazionali. “La Tav va fermata a prescindere dalle promesse avanzate tra un caffè e l’altro”, taglia corto la capogruppo M5S al Consiglio comunale ti Torino, Valentina Sganga, invitando Salvini a fare i conti con la realtà. Mentre il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, apre uno spiraglio, ma mettendo in chiaro le cose: “Non è un ministro che può decidere di fare un referendum, ma i cittadini delle comunità a richiederlo”. E se saranno loro a chiederlo “chi siamo noi per impedirlo?”.

Un’entrata a gamba tesa, quella di Salvini, che arriva a stretto giro dalla riunione con gli imprenditori lombardi ospitati dal ministro dell’Interno al Viminale. Anche se tutti i ministri “hanno il dovere di incontrare sempre le imprese”, premette Di Maio, i fatti “si fanno al Mise, perché è il Mise che si occupa delle imprese”, sottolinea il ministro dello Sviluppo economico rispondendo alla domanda se non si sentisse “scavalcato” dal collega.