Valanga di lobby bancarie. Da Assilea ad Assifact, passando per Assosim e Aipb: in palio più di 200 poltrone per soddisfare gli appetiti dei banchieri

di Stefano Sansonetti
Economia

di Stefano Sansonetti

Il tempo a disposizione non è molto, si è sempre detto. In questi pochi mesi, prima della fine della legislatura, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, guidata da Pier Ferdinando Casini, non potrà scandagliare il settore come invece sarebbe opportuno fare. Chissà, per esempio, se avrà modo di buttare un occhio in quel caleidoscopico mondo di associazioni bancarie che oggi mettono in palio più di 200 poltrone direttive per soddisfare gli appetiti lobbistici di questo o quel banchiere. Un mondo fatto di sigle note, come l’Abi (Associazione bancaria italiana), e di altre meno conosciute come Assopopolari, Assofiduciaria, Assilea, Assifact, Assogestioni, Assosim e Aipb, tutte comunque dominate dalle banche. Ma cosa sono, esattamente, queste associazioni? E che ci stanno a fare, visto che tra le associate spuntano quasi sempre le medesime banche? Quando si parla della lobby dei banchieri il primo pensiero va all’Abi, che come ha raccontato La Notizia del 25 ottobre 2017 ormai è diventata un’accozzaglia di 765 soci: non solo banche, ma anche centinaia di controllate come fiduciarie e società di cartolarizzazione.

La sequenza – Ma la  lobby del credito è molto più lunga. Si pensi ad Assopopolari, che rappresenta le banche popolari (54 associate). Il suo presidente è Corrado Sforza Fogliani, uno di quegli inamovibili che dal 1986 al 2012 è stato presidente della Banca di Piacenza. Ma nel Cda di Assopopolari siede anche Carlo Fratta Pasini, banchiere vicino all’Opus Dei e oggi presidente di Banco Bpm. Nella più classica tradizione italiana degli incroci, Sforza Fogliani e Fratta Pasini siedono entrambi anche nel consiglio e nel comitato esecutivo dell’Abi. Ad ogni modo tra Cda, collegio dei revisori e segretario generale, Assopopolari è un giocattolino da 21 poltrone. Altre sigle, però, fanno meglio. Si pensi ad Assofiduciaria, l’associazione che rappresenta le fiduciarie, utilizzate per coprire i veri proprietari di una società (strumento del tutto legittimo). Delle 152 associate, gran parte fanno direttamente capo alle banche. Il presidente, per dire, è Michele Cattaneo, che è anche presidente di Spafid, la fiduciaria del gruppo Mediobanca. Tra i vicepresidenti c’è Marco Giovacchini di Servizio Italia Spa, fiduciaria del gruppo Bnp-Paribas. Dal canto loro gli organi di Assofiduciaria offrono  27 poltrone.

La follia – Il bello è che per quasi ogni servizio bancario sembra esistere un’associazione. Chissà quanti conoscono Assilea, associazione tra le società di leasing che, neanche a dirlo, sono quasi tutte bancarie. Il presidente è Enrico Duranti, numero uno di Iccrea BancaImpresa. Tra le 207 associate di Assilea ci sono realtà come Alba Leasing (controllata dalle Banche popolari), Carige, Banco Bpm, Intesa Sanpaolo Provis, le nuove versioni di Banca Marche, Carife ed Etruria, Ubi Leasing, Unicredit Leasing e chi più ne ha più ne metta. Dal leasing al factoring il passo è breve. In questo caso ci troviamo di fronte a Assifact, che riunisce tutte le imprese del settore, ovviamente sempre bancarie. Il presidente di Assifact è Fausto Galmarini, che è anche manager di spicco di Banca Sistema. Tra i suoi soci spiccano Carige, Banca Ifis, Mps Leasing & Factoring, Ubi factor e Unicredit factoring.  In tutto l’associazione vanta organi con 27 poltrone, tra consiglio, revisori e segreteria generale.

Solito spartito – Stessa musica in Assogestioni, che rappresenta fondi e società di gestione del risparmio, nella maggioranza dei casi rientranti in gruppi bancari. Non sarà allora un caso se il suo presidente, Tommaso Corcos, è anche ad di Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo). Assogestioni, tra l’altro, è tra le associazioni più “ricche”, con 273 associate e 30 poltrone nei suoi organi di vertice. Ma si sbaglierebbe di grosso chi dovesse pensare che finisce qui. Nel carnet delle piccole e grandi lobby bancarie, infatti, c’è anche Assosim, che riunisce gli operatori del mercato mobiliare. A costo di tediare, anche qui una buona fetta delle 73 associate fa capo alle banche. Tra queste ci sono Finnat, Banca Generali, Banca Ifis, Banca Imi (Intesa Sanpaolo), Banca Sella, Banco Bpm (che non se ne fa mancare una), Finecobank (Unicredit), Bper e compagnia bella. In più Assosim, i cui organi direttivi mettono in palio 26 poltrone, è guidata da Michele Calzolari, che è anche presidente di Igea Banca.  E per finire si arriva alla Aipb, Associazione italiana private banking (servizi finanziari per la gestione del patrimonio dei clienti). Tra le sue associate, in tuto 222, figurano i soliti nomi: da Banca Sella a Bper, da ChiantiBanca a Unicredit, da Ubi Banca a Cordusio Fiduciaria (sempre gruppo Unicredit). E anche qui, tanto per cambiare, il presidente è un banchiere, ossia Fabio Innocenzi, consigliere delegato di Ubs Europe. Non male anche le 39 poltrone direttive offerte dagli organi dell’associazione.

Calcolo finale – Insomma, se si sommano i soci di queste lobby si arriva a una cifra da far tremare i polsi: 1.018. Il tutto per un totale di 196 poltrone direttive. Un conteggio a cui vanno aggiunti i 765 soci dell’Abi e le 87 poltrone di cui si compone il suo consiglio. Forse anche questa moltiplicazione dei pani e dei pesci contribuisce a spiegare perché il sistema bancario è rimasto coinvolto in alcune, rumorose debacle. è una sorta di retroterra piuttosto eloquente. Ma forse la Commissione di inchiesta sulle banche non avrà tempo di addentrarsi in questo ginepraio.

Tw: @SSansonetti

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