Solo propaganda sui migranti. Per coprire il flop della Flat Tax. La Lega resta a corto di idee per le Europee e spaccia i profughi per clandestini

di Alessandro Righi
Politica
Di Maio Salvini

Per la prima volta dall’inizio dell’avventura di Governo, Matteo Salvini è in difficoltà. In ambienti parlamentari del Movimento Cinque Stelle il sospetto si è fatto certezza. Il cambio di strategia di Luigi Di Maio, più aggressivo e incalzante, non solo sul piano della comunicazione ma anche dell’iniziativa politica, sta costringendo la Lega ad inseguire i Cinque Stelle.

“Il problema è che di pallottole da sparare, dopo i paletti posti dal Movimento sulla Flat Tax, al Carroccio ne restano ben poche – fa notare un autorevole deputato M5S a La Notizia -. Salvini si aspettava che dicessimo No al taglio delle tasse, invece abbiamo tracciato il perimetro pretendendo che la Flat Tax non debba aiutare i ricchi ma il ceto medio e le famiglie e che il taglio debba avvenire senza che l’Iva aumenti di un solo centesimo, trovando, peraltro, sponda nel ministro Tria”.

E così, è il ragionamento condito da un pizzico di compiacimento che circola in Transatlantico a Montecitorio, Di Maio ha sfilato a Salvini la clava che avrebbe voluto agitare in campagna elettorale: “La rappresentazione dei Cinque Stelle come Movimento delle tasse per parlare, nella lingua che conosce meglio, alla pancia del suo elettorato”. Ma non è tutto. Anche gli attacchi scomposti di Salvini al sindaco di Roma, Virginia Raggi, si sono rivelati una pallottola spuntata.

“Quanto proposto dal vice ministro dell’Economia Laura Castelli per pesare meno sulle casse dello Stato e soprattutto su quelle del Comune di Roma è una soluzione favorevole sia ai romani che a tutti gli italiani”, per questo mi sfugge quale sia la logica delle sue dichiarazioni”, spiega a La Notizia il capogruppo M5S al Senato, Stefano Patuanelli (leggi l’intervista). Senza contare un ulteriore aspetto. “Se Salvini spera di fare campagna per le Europee rastrellando voti in Friuli parlando di Roma si accomodi pure, ma difficilmente gli porterà un solo voto in più”, proseguono i discorsi tra i capannelli in Transatlantico.

Eccolo allora, il Capitano, rispolverare il vecchio cavallo di battaglia dell’immigrazione. “Un altro autogol. Cerca di rappresentare la contrapposizione tra la Lega dei porti chiusi e i Cinque Stelle dei porti aperti, quando sa benessimo, lui per primo, che non puoi trattare i profughi che scappano dalla guerra al pari dei clandestini – e qui i toni si fanno più duri e decisi -. Insistendo su questa strada, altro che caso Diciotti! Se respingi una nave di rifugiati violando la Costituzione non c’è voto del Senato che ti salvi da una eventuale richiesta di autorizzazione a procedere”.

Il punto è che, per i 5S, il problema non si risolve con gli slogan. “Ma occorre cambiare le regole di Dublino, imponendo la redistribuzione pro quota dei possibili profughi tra i Paesi Ue – prosegue il ragionamento tra deputati M5S -. Salvini deve dire la verità: se domani i profughi arrivassero davvero, cosa che anche lui sa benissimo, l’Italia dovrebbe accoglierli per forza. Mentre i suoi alleati europei, a cominciare da Orban, gli sbatteranno la porta in faccia quando chiederà di redistribuirli tra gli Stati europei. Come lo spiegherà agli italiani e ai suoi elettori?”. Poi c’è il tema delle Autonomie, finito per ora a bagnomaria.

“Un tema che Salvini non sta tirando in ballo più di tanto – fanno notare i deputati grillini -. Da una parte c’è il governatore del Veneto, Zaia che la invoca nella forma più estrema del federalismo, dall’altra il leader della Lega che, per fare campagna elettorale anche al Sud, meno ne parla meglio è”. Anche per la posizione presa dai Cinque Stelle. “Noi il contrattro di Governo lo abbiamo firmato con la Lega non con la Lega Nord – tagliano corto nel Movimento -. L’Autonomia si fa se non mina l’unità del Paese e rispetta il principio di solidarietà, così come la Flat Tax si fa solo se è progressiva”. Salvini e il Carroccio sono avvisati.