Soprintendenza girevole, a Reggio Calabria cambiano solo le poltrone. Con Franceschini un valzer di 8 direttori

di Stefano Iannaccone
Politica
Dario Franceschini Reggio Calabria

Altro che bellezze del Mezzogiorno valorizzate dalla politica. Magari sotto il solito slogan, caro al ministro Dario Franceschini, della cultura e il turismo come il petrolio italiano. Di sicuro nel profondo Sud si è registrato solo un valzer di incarichi, assegnati pure a dirigenti in odor di pensionamento. La storia della Soprintendenza di Reggio Calabria e Vibo Valentia è davvero emblematica: in due anni ci sono stati otto avvicendamenti alla direzione. In media uno ogni tre mesi. E dopo tanto fermento, ora si attende la nomina di un nuovo capo, visto che il direttore generale del Ministero dei Beni culturali e del Turismo (Mibact), Caterina Bon Valsassina, svolge solo la funzione i reggente. E dire che l’ultima soprintendente, Irene Berlingò, è rimasta in carica 70 giorni. Dal 22 novembre 2016 al 31 gennaio 2017. Nemmeno il tempo di sistemare i propri documenti nelle scrivanie, che si è congedata dall’impegno, andando in pensione. Un valzer che era stato previsto dal sito quellochenonho.

VALZER DI POLTRONE ALLA SOPRINTENDENZA DI REGGIO CALABRIA

Reggio di passaggio – Il profilo della Berlingò era di primo piano: nel 2013 figurava tra le firmatarie del Manifesto del Comitato per la Bellezza, che chiedeva alla politica un cambio di passo sulla gestione dei beni culturali. Il ministro Franceschini ha pensato di promuoverla. Una nomina che non è dispiaciuta alla Federazione lavoratori pubblici e Funzioni pubbliche (Flp), sindacato a cui la Berlingò è legata. Un altro fatto certo è che la Soprintendenza non ha usufruito granché della sua esperienza nell’ambito dei beni culturali. L’unico dato è che ha concluso la carriera, pensionandosi al top, con annessi benefici. La Notizia ha chiesto chiarimenti specifici al ministero su questo punto e in generale sul continuo ricambio.  Ma il Mibact regionale ha glissato.

Illustri predecessori – Elena Calandra è stata la prima soprintendente dopo la riforma che ha istituito la Soprintendenza di Reggio Calabria e Vibo Valentia. Ma in questo continuo movimento, è durata poco più di 100 giorni su quella poltrona: dall’11 luglio al 23 ottobre, quando ha completato il passaggio all’Istituto Centrale dell’Archeologia (Ica). Dopodiché ha ceduto il posto a Bon Valsassina, che già in quell’occasione è diventata reggente con un dirigete incaricato sul territorio. La Soprintendenza Archeologia della Calabria (vecchia denominazione dell’organismo) è stata in continuo movimento. Il problema, del resto, è iniziato con l’addio all’incarico di Simonetta Bonomi nel 2015. Dal 10 marzo il ruolo è stato ricoperto da Francesco Di Gennaro, sostituito poi da Luigi La Rocca dal 13 maggio 2015. A luglio è arrivata l’ennesima sostituzione con il ritorno di Di Gennaro. Il ping pong tra i due è stato interrotto dalla reggenza dell’allora direttore generale Gino Famiglietti, durata dall’ottobre 2015 ad aprile 2016. A maggio, giusto dal 4 all’11, c’è stato il primo passaggio di Bon Valsassina, rimpiazzata dall’interim di Salvatore Patamia, attuale segretario regionale Mibact Calabria, che ha traghettato l’organismo alla riforma di Franceschini. Ma da Calandra in poi la storia è ormai nota: la Soprintendeza è stata un taxi. E a pagare il prezzo del valzer è solo la valorizzazione dei Beni culturali di Reggio Calabria e Vibo Valentia.