Spreco stellare. La sede dell’Agenzia spaziale italiana è costata sette volte di più rispetto ai 12 milioni previsti

di Clemente Pistilli
Cronaca

Uno sperpero di denaro stellare quello compiuto per realizzare la nuova sede dell’Agenzia spaziale italiana, come più volte sottolineato dall’Autorità di vigilanza e dalla magistratura contabile, ma alla fine l’ente dipendente dal Ministero dell’università e ricerca sembra proprio che possa recuperare solo una meteorite. Respinti gli ultimi due ricorsi, quelli che in gergo vengono definiti per revocazione e in cui aveva sostenuto che i giudici avevano sbagliato nella sentenza emessa a suo carico, per l’ex commissario dell’Asi, il prof Sergio Vetrella, è arrivata la conferma della condanna a risarcire alla “Nasa italiana” poco più di 400mila euro. E poco è in effetti rispetto ai costi per un edificio che doveva costare 12 milioni di euro e che ne ha inghiottiti quasi 85.

QUARTIER GENERALE
L’Agenzia spaziale italiana, dipendente dal Miur e alimentata da fondi governativi, si occupa della politica aerospaziale nazionale, con un budget annuale di 1,3 miliardi di euro. L’ente, ora presieduto dal fisico torinese Roberto Battiston, nominato dal ministro Stefania Giannini, in passato però, oltre a occuparsi di questioni spaziali, si è curato di interessi molto più terreni, come quello di realizzare un nuovo “quartier generale”. La sede doveva essere costruita nel quartiere Flaminio, a Roma, sulle aree demaniali della ex  caserma Montello, con una spesa stimata nel 1999 in 12 milioni di euro e un progetto affidato, con regolare gara, all’architetto Massimiliano Fuksas. Nel 2004 cambia tutto. E il commissario Vetrella, al vertice dell’Agenzia dal 2001 al 2007, decide di cestinare quel piano e, siglando una convenzione con l’Università di Tor Vergata, realizzare l’edificio sui terreni dell’ateneo. Senza gara, il progetto verrà affidato allo studio genovese 5+1AA, nella gestione dell’iniziativa verrà coinvolto il provveditore Angelo Balducci, poi finito al centro delle inchieste sulla cricca, e la faraonica sede verrà ultimata nel 2012, venendo alla fine a costare quasi 85 milioni. Un progetto ultimato durante la presidenza di Enrico Saggese, travolto da un’inchiesta su un giro di mazzette proprio all’Asi, e diventato oggetto di accertamenti da parte dall’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici, poi inglobata nell’Anac di Cantone, che definirà l’iniziativa “soldi buttati”.

CONDANNE E RICORSI
Ma oltre alla spesa monstre per il nuovo edificio, l’Asi ha dovuto fare anche i conti con il progetto di Fuksas gettato alle ortiche, liquidando all’archistar 1,2 milioni di euro. Uno sperpero di cui la Corte dei Conti ha ritenuto responsabile il prof. Vetrella, in passato senatore del Pdl e assessore regionale in Campania. Prescritti 800mila euro, la prima tranche del denaro pagato a Fuksas, la Corte dei Conti ha condannato l’ex commissario a risarcire all’Agenzia 427.681 euro. La briciola tornata nelle casse spaziali. Una condanna confermata anche in appello contro cui il prof. Aveva fatto altri due ricorsi, sostenendo che nella sentenza i giudici avevano sbagliato. Vetrella si è difeso affermando che i nuovi spazi per realizzare la sede dell’Asi erano gli unici adeguati e che con l’operazione aveva consentito all’Agenzia di migliorare l’attività scientifica in sinergia con l’Università di Tor Vergata.