Stallo sulla legge elettorale. Renzi vuole stanare Berlusconi. Rinviato il voto in Commissione alla Camera

di Giorgio Velardi
Politica

Oggi pomeriggio scade il termine per presentare gli emendamenti al cosiddetto Rosatellum, la proposta di legge elettorale presentata dal Pd (relatore Emanuele Fiano) dopo il ritiro del testo base del presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti, che estendeva l’Italicum al Senato. Ma la situazione resta tutt’altro che limpida. Ieri proprio in prima commissione lo stesso Fiano ha chiesto e ottenuto, a nome del partito del Nazareno, che non si svolga alcun voto sulla legge elettorale fino alla direzione del Pd prevista per martedì 30 maggio. Uno standby di qualche giorno che servirà a capire, forse una volta per tutte, quale direzione imboccare: continuare col Rosatellum (che andrà in Aula il 5 giugno) o virare sul proporzionale alla tedesca? Lunedì, come confermato dal capogruppo Ettore Rosato, i vertici dem incontreranno i 5 Stelle. Poi sarà la volta degli altri partiti. Ma la proposta lanciata domenica da Silvio Berlusconi dalle colonne del Messaggero, condita dall’ipotesi di andare a votare in autunno – fra il 24 settembre e il 22 ottobre – piace all’ex premier e ai “renziani”. “Sosteniamo con forza e convinzione il Governo Gentiloni ma la possibilità di votare in autunno non è una bestemmia”, ha detto chiaro e tondo il senatore Andrea Marcucci (Pd) due giorni fa. Ma siamo ancora all’anno zero, come ha fatto notare ieri Luigi Di Maio (M5S).

La trattativa – “Legge elettorale sul modello tedesco? Vediamo cos’è questo modello tedesco perché su carta non c’è scritto ancora nulla”, ha messo a verbale il vicepresidente della Camera. “Siamo sinceramente aperti a fare una legge elettorale insieme alle altre forte politiche perché siamo la prima forza politica del Paese, l’importante è che sia costituzionale e che abbia correttivi di governabilità. Penso si stia facendo di tutto per escludere il Movimento dalle prossime elezioni con una legge elettorale che consenta a chi perderà di continuare a detenere il potere, e questo non è giusto – ha aggiunto Di Maio –. È prima di tutto una questione morale”. L’ipotesi di un accordo fra Pd e FI qualora non uscisse una maggioranza dalle urne, però, non piace alla minoranza del Pd. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, non ha escluso il voto a settembre, purché si vari con una legge che “eviti la certezza matematica delle larghe intese”. Ecco perché “sono contrario al tedesco”, ha spiegato lo sfidante di Renzi alle primarie, “perché rischia di creare un Paese nel quale non c’è la governabilità e poi rischia di portarci a una campagna elettorale nella quale la denuncia principale sarebbe quella di voler fare il giorno dopo l’accordo con FI”. Sullo sfondo c’è sempre il problema dei numeri, soprattutto al Senato. La soglia di sbarramento al 5%, così come prevista dal Rosatellum, sarebbe esiziale per i piccoli partiti (Ap, Sinistra italiana, Mdp, Fratelli d’Italia) che non la voterebbero. Ecco perché ieri Angelino Alfano ha lanciato l’appello a Renzi: “Con l’accordo in maggioranza i numeri ci sono”. Ma l’ex premier sembra guardare altrove.

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