Sulla Figc decide Malagò, il signore degli Agnelli

Di Stefano Sansonetti
Politica

Di Stefano Sansonetti

Calcio e affari. Un binomio a dir poco inscindibile, come sta dimostrando per l’ennesima volta il braccio di ferro in corso per accaparrarsi la poltrona di numero uno della Figc. Tra coloro che sono più informati dell’intreccio esistente tra pallone e business c’è senza dubbio Giovanni Malagò, il presidente del Coni che bene o male si sta trovando a gestire la patata bollente della successione a Giancarlo Abete al vertice della Federazione. Il fatto è che Malagò non sembrerebbe proprio in una posizione da manuale dell’imparzialità. Si pensi per esempio a quanto Andrea Agnelli, presidente della Juventus, stia spingendo la candidatura di Demetrio Albertini contro la vecchia guardia rappresentata da Carlo Tavecchio. Si dà però il caso che Malagò sia da tempo socio in affari di illustri esponenti della famiglia Agnelli, con una serie di incroci che portano proprio al presidente della Juve.

L’intreccio
Per capire il percorso bisogna partire dalla G.L. Investimenti. Si tratta di una holding di partecipazioni che per il 50% fa capo a Lupo Rattazzi, figlio della defunta Susanna Agnelli. Rattazzi, per inciso, è consistentemente coinvolto nella galassia Agnelli, se solo si considera che è consigliere di amministrazione di Exor (storica “scatola” della famiglia) e detiene una quota nell’accomandita Giovanni Agnelli e C. L’altro 50% della G.L. Investimenti è invece riconducibile alla Samofin, una finanziaria dietro alla quale, con il 95% del capitale, c’è proprio Malagò. I conti della società non è che siano splendidi, anche se in faticoso miglioramento: dal rosso di 18,8 milioni del 30 giugno 2011, si è passati a quello di 3,5 milioni dell’anno successivo per poi arrivare a una perdita di 1,9 milioni al 30 giugno 2013, ultimo bilancio disponibile. Il fatto è che il business delle partecipazioni non va molto bene. Tra le immobilizzazioni finanziarie, per esempio, c’è un pacchetto di titoli che al 30 giugno 2012 erano valutati 7,1 milioni, ma che l’anno dopo sono colati a picco attestandosi sui 2,7 milioni. Tra questi c’è l’1,9% della Maire Tecnimont (gruppo di ingegneria e costruzioni quotato in borsa), il 4,5% di Esperia Aviation Services (società che cura trasferimenti in elicottero tra Roma, Milano, Capri, Saint Moritz, Saint Tropez e Montecarlo) e il 2,01% di Banca Finnat (gruppo bancario storicamente vicino al Vaticano di proprietà della famiglia Nattino). Ebbene, la pesante perdita di valore che si è registrata in bilancio è dovuta soprattutto a Maire Tecnimont, che al 30 giugno 2013 ha subìto una rettifica per 4,3 milioni rispetto all’anno precedente. Ma non vanno granché nemmeno le attività finanziarie che non sono ricomprese nelle immobilizzazioni. Nella pancia della G.L. Investimenti, infatti, ci sono anche 3 milioni e 360 mila azioni Acea, la multiutility romana quotata in borsa, il cui costi di carico è di 28 milioni e 443 mila euro. Peccato che al 30 giugno del 2013 il valore sia sceso a 17 milioni, anche se in lieve miglioramento rispetto ai 15,5 fatti registrare nell’anno precedente.

I legami
Insomma, investimenti che non stanno sorridendo al duo Rattazzi-Malagò. Sullo sfondo rimane un legame d’affari con la famiglia Agnelli ancora ben saldo. E’ il caso di aggiungere che nel Cda della Exor, presieduta da John Elkann, oltre a Rattazzi siede anche Andrea Agnelli, il già citato presidente della Juve che tanto si sta battendo per portare Albertini al vertice della Federcalcio. Chissà cosa pensa Malagò di tutta la partita.

@SSansonetti