Sulla legge elettorale abbiamo scherzato. L’Italicum-bis è azzoppato, come il Paese che arranca

di Giorgio Velardi
Editoriale

Se in ballo non ci fossero le sorti di un Paese che secondo le stime della Commissione Ue è il fanalino di coda in Europa per la crescita, leggendo il testo base della legge elettorale partorito dopo tanta fatica dalla prima commissione della Camera ci sarebbe da ridere.

Già, perché dopo mesi di balletti a discutere di maggioritario, proporzionale, premi di maggioranza e soglie di sbarramento, a causa dei veti incrociati di quei partiti molto più attenti agli interessi di bottega che a quelli dei loro elettori si è deciso di imboccare la strada più breve. Cioè l’estensione dell’Italicum così com’è stato modificato dalla Consulta anche al Senato. Meglio di niente, direte voi. Mica tanto. Primo perché una legge con un impianto del genere (proporzionale con premio di maggioranza alla lista che prende il 40%) rischia di avere vita assai breve. Secondo perché, per com’è scritta, rischia di consegnarci maggioranze diverse nei due rami del Parlamento condannandoci alla paralisi.

Tempo perso, insomma. Che magari, ritrovando un briciolo di responsabilità, gli eletti avrebbero potuto dedicare a far uscire l’Italia dalle sabbie mobili. Ma forse è chiedere troppo.

Tw: @GiorgioVelardi

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