Tagli farsa dei vitalizi. Impugnata dal Governo la legge della Regione Sicilia. A decidere ora sarà la Corte Costituzionale

dalla Redazione
Politica

Ennesima forzatura sui vitalizi da parte del centrodestra, ennesimo tentativo di difendere la casta. A sollevare dubbi questa volta sono i tagli soft decisi a novembre dalla Regione Sicilia presieduta da Nello Musumeci (nella foto). Tanto che la legge contestata è stata ora impugnata dal Consiglio dei Ministri ed è finita al vaglio della Corte Costituzionale. Per Palazzo Chigi alcune “disposizioni riguardanti i trattamenti previdenziali e i vitalizi del presidente della Regione, dei consiglieri e degli assessori regionali violano il principio di uguaglianza e ragionevolezza, sancito dalla Costituzione, nonché i principi di coordinamento della finanza pubblica e di leale collaborazione”.

Una stroncatura in pratica. L’Ars ha approvato la legge, col voto contrario del Movimento 5 Stelle, lo scorso 27 novembre. Una norma che prevede una riduzione lineare del 9,25%, con un ulteriore 5% che si applica per gli assegni da 32 a 67mila euro e del 10% per quelli oltre i 62mila euro. Con due milioni di risparmi l’anno previsti sui 149 vitalizi erogati e che costano 18 milioni di euro. Tagli più leggeri rispetto a quelli avviati a livello nazionale e a tempo, essendo prevista la sforbiciata solo per cinque anni.

Non si scompone però il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè: “Se dovessi dire se questa è una vittoria o una sconfitta, direi che è una stra-vittoria. Di fatto l’impianto della legge regge e in più andiamo finalmente alla Corte costituzionale – prosegue l’esponente di Forza Italia – che è quello che tutti volevamo, che così potrà pronunciarsi sul taglio dei vitalizi, sull’azione messa in campo su diritti acquisiti e non è escluso che dica che è incostituzionale il taglio in generale”. Deciderà ora la Corte Costituzionale e il pronunciamento sulla legge siciliana, entrata in vigore il 1 dicembre scorso, avrà appunto effetti anche sulle disposizioni in materia prese dalle altre Regioni.

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