Tav Torino-Lione, la Lega si schiera con Pd e Forza Italia. Per il Carroccio e le opposizioni l’analisi costi-benefici non sarebbe oggettiva

dalla Redazione
Politica

Alla luce dei risultati dell’analisi costi-benefici sul Tav, rispuntano fibrillazioni all’interno della maggioranza. Qualche segnale è arrivato già in mattinata, al vertice lampo a Palazzo Chigi: Luigi Di Maio non si è nemmeno presentato, mentre Matteo Salvini ha detto di non aver ancora letto il documento. Per tutto il resto della giornata è continuato lo scontro tra il fronte dei pro e quello dei contrari. Sul tema è intervenuto a distanza anche il premier Giuseppe Conte. Parlando di fronte alla plenaria del Parlamento Ue, ha giustificato la decisione di prendere ancora tempo per studiare l’impatto della grande opera: “Il governo ha ritenuto che è corretto nei confronti dei cittadini, tanto più se le valutazioni che giustificano quell’opera risalgono a 25 anni fa, di riaggiornare tali valutazioni. E allora abbiamo deciso di procedere con un’analisi costi-benefici”.

Dal Carroccio intanto sono arrivati segnali di chiusura totale: “Su diverse modalità di attuazione della Tav” si “può ragionare” mentre “non realizzarla non la ritengo un’ipotesi percorribile”, ha detto il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, ospite di SkyTg24. “E’ un’analisi tecnica come altre, non è il vangelo. Prima di mandare a monte la Tav ci penserei bene”. Uno spazio di manovra esiste, anche se limitato: “Ci sono argomenti su cui potremmo discutere e discuteremo attorno a un tavolo: troveremo una sintesi di buonsenso”, ha aggiunto il sottosegretario leghista alle Infrastrutture Armando Siri. Che ha anche definito “un po’ fuori luogo”, in chiave di politica ambientale, valutare come costi i mancati incassi da accise e pedaggi.

Esattamente come detto anche dal Comité Transalpine Lyon-Turin, secondo cui l’analisi costi-benefici sulla Tav è “straordinariamente di parte. Per il commissario straordinario per la Tav Paolo Foietta, “lo studio in questo momento da farsa corre il rischio di trasformarsi in truffa”. A distanza gli ha replicato Marco Ponti, capo della commissione per l’analisi costi-benefici del Tav: “Il commissario Foietta è pagato, perde lo stipendio, è umano. Ed è comprensibile che sia molto nervoso”. A fare quadrato è, ovviamente, il Movimento 5 stelle, tutti d’accordo – ora più che mai – sull’inutilità dell’opera, come emerge dall’analisi dei tecnici del ministero.