Tennis e Formula E in strada: uno spot allo sport che non c’è. Ecco perché i match a Piazza del Popolo e i bolidi elettrici all’Eur sono una beffa per Roma, che resta senza stadi

di Monica Tagliapietra
Cronaca

Pubblicità ingannevole. La Formula 1 delle auto elettriche all’Eur o l’ultima trovata degli internazionali di tennis a Piazza del Popolo. Il grande sport in strada in una città che lo sport non sa dove metterlo, tra impianti vetusti, i nuovi stadi di cui non si è visto un mattone e il sindaco Raggi che deve avventurarsi in promesse ardite, come quella fatta ieri sulla copertura del Foro Italico. Così, per far dimenticare quello che non c’è si mettono in piazza gli effetti speciali, a costo di imporre ai turisti diretti in uno degli angoli più belli della Capitale un comune campo da tennis, per quanto calpestato per qualche ora dai campioni della racchetta. E va molto peggio per gli abitanti dell’Eur e di tutta Roma Sud, prigionieri per la viabilità stravolta.

Quando nel 2010 l’allora sindaco Gianni Alemanno sognava di far sfrecciare Ferrari e McLaren all’ombra del Colosseo Quadrato, cioè più o meno nello stesso tracciato proposto adesso, i comitati di quartiere, partiti politici bipartisan e cittadini scatenarono l’inferno. Oggi, invece, protestano in pochi e le contestazioni si sentono appena, ignorate – con poche eccezioni – sulla stampa cittadina. Così gli allora sacri sampietrini sono stati sacrificati per l’asfalto necessario, perlomeno con la speranza che non lasci il posto alle buche conservate come monumenti alla storia millenaria dell’Urbe. Del resto per l’amministrazione penstastellata che ha rinunciato alle Olimpiadi l’E-Prix è la prima vetrina sportiva sul piano internazionale. Vetrina dietro la quale c’è poco, a cominciare da quello che è tradizionalmente un fiore all’occhiello, come la Maratona di Roma, della quale persino in luoghi centrali come piazzale Clodio ci sono ancora in giro le transenne lasciate in strada da domenica scorsa. Il vero problema però è ben altro. Gli impianti sportivi da sempre nelle Agende delle varie Giunte non si vedono. Se in tutte le città occidentali le grandi architetture sportive creano identità, ricchezza, posti di lavoro, qualità urbana, orgoglio, a Roma, sembrano siano solo problemi da gestire e mai delle risorse da sfruttare. Nella lista degli stadi e delle strutture sportive della Capitale, infatti, ci sono simboli e gioielli abbandonati.

Promesse tradite – Come la Città dello Sport a Tor Vergata, una delle incompiute simbolo del non fare tutto italiano: le Vele disegnate dall’architetto Calatrava e, in teoria, destinate a ospitare i mondiali di nuoto del 2009, dopo anni non ospitano ancora nulla. Si tratta di un progetto che risale al 2005, annunciato in pompa magna dall’allora sindaco Walter Veltroni, di cui per adesso c’è solo la vela. Stesso discorso per il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. Una trafila infinita di cavilli che tra cubature e vincoli è rimasta al palo. Così come lo stadi della Lazio. Stesso destino per lo stadio Flaminio, ormai divenuto un mausoleo abbandonato, tra rimpalli di responsabilità delle istituzioni. Insomma se il centro piange, la periferia non ride. E in attesa dei nuovi stadi che per adesso rimangono nel libro dei sogni, lo sport lo vediamo affacciati alla finestra di casa.