Tira una brutta aria sui vitalizi. A Palazzo Madama il taglio è già a rischio. Attesa la sentenza sui primi 200 ricorsi presentati dagli ex senatori contro la scure

di Antonio Pitoni e Laura Tecce
Politica

Tira una brutta aria a Palazzo Madama. Al più tardi ai primi di novembre è attesa la sentenza della Commissione contenziosa, organo giurisdizionale interno di primo grado presieduto da Giacomo Caliendo (Forza Italia), su una prima tranche di circa 200 ricorsi presentati dagli ex senatori che, per effetto della delibera del Consiglio di Presidenza approvata ad ottobre 2018, si sono visti sforbiciare, dal 1° gennaio di quest’anno, i rispettivi vitalizi. Con tagli, in molti casi consistenti, per effetto del ricalcolo contributivo (e retroattivo) degli assegni, disposto dal provvedimento.

FORBICI SPUNTATE. Una decisione, quella della Commissione contenziosa, composta, oltre che da Caliendo, dai colleghi Elvira Evangelista (M5S) e Simone Pillon (Lega), e da due componenti “laici”, Cesare Martellino e Alessandro Mattoni, nominati dalla presidente di Palazzo Madama, Maria Elisabetta Alberti Casellati, alla quale, in sostanza, è appeso il destino della delibera approvata l’anno scorso sotto la spinta dei Cinque Stelle che ne hanno fatto uno dei loro provvedimenti bandiera. E a quanto risulta a La Notizia non è escluso che buona parte dei ricorsi possa essere accolta, in tutto o in parte, a seconda dei singoli casi. Dopo aver ascoltato gli avvocati e gli stessi ricorrenti, la Commissione potrebbe intervenire – è questo l’orientamento che starebbe emergendo – per correggere l’effetto della delibera, i cui criteri hanno determinato una disomogeneità dei tagli operati sui vitalizi.

Sforbiciando poco gli assegni più alti e troppo quelli più bassi. L’esigenza di riequilibrare questa discrasia giustificherebbe in sostanza l’accoglimeneto totale o parziale di buona parte dei ricorsi esaminati. Un’eventualità che ha messo in allarme i Cinque Stelle. “La delibera sui vitalizi ha esteso agli ex parlamentari il metodo contributivo che vale per tutti i cittadini, sarebbe grave se venisse annullata – avvertono, interpellate da La Notizia, fonti M5S, confermando indirettamente il rischio che la delibera del Senato possa essere pesantemente depotenziata dalle sentenze in arrivo -. Significherebbe far rinascere un odioso privilegio che tanto ha allontanato le istituzioni dagli italiani”.

POSTA IN GIOCO. Insomma, proprio a Palazzo Madama, dove il provvedimento sul ricalcolo contributivo dei trattamenti previdenziali degli ex senatori è stato approvato tre mesi dopo rispetto a quello licenziato nel luglio 2018 dall’Ufficio di Presidenza della Camera (ma entrambi i testi sono entrati in vigore a gennaio 2019) con la firma in calce del presidente Roberto Fico, la delibera taglia-vitalizi potrebbe incassare una prima, sonora bocciatura. Che, peraltro, rischia di vanificare i risparmi di spesa già iscritti a bilancio, ma accantonati in entrambi i rami del Parlamento, proprio in attesa dell’esito dei ricorsi degli ex parlamentari. Ma di che cifre stiamo parlando? Stando ai bilanci di previsione 2019, la misura produrrà un taglio di 45,6 milioni di euro a Montecitorio e 22,2 milioni al Senato: in totale, 67,8 milioni di euro all’anno, 339 milioni a legislatura.

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