Toghe al Csm elette per sorteggio. Non c’è intesa tra Cinque Stelle e Pd. Bonafede: va superata la degenerazione del correntismo. Sulla Giustizia da sciogliere pure il nodo della prescrizione

di Alessandro Righi
Politica
BONAFEDE ERMINI

Occuperanno le poltrone di supplenti della Sezione disciplinare di Palazzo de’ Marescialli. Il tribunale, per così dire, che vigila e giudica sulla condotta della toghe, dove Nino Di Matteo e Antonio D’Amato, neoeletti consiglieri alle ultime suppletive, rimpiazzeranno i componenti permanenti in caso di astensione o assenza. Un incarico conferitogli dal plenum che li ha eletti di fatto designati all’unanimità (23 voti per Di Matteo e 22 per D’Amato). Ma è stata anche un’occasione, l’insediamento dei due nuovi componenti togati del Csm, colta al volo dal vice presidente David Ermini per precisare che il Consiglio superiore della magistratura “non è un piccolo parlamento”. E che, dunque, “i consiglieri eletti non hanno e non devono avere un rapporto fiduciario con le correnti che li hanno sostenuti o con i gruppi parlamentari che li hanno proposti, non devono cercare un consenso per poter essere rieletti”.

Anche perché, è la Costituzione a vietare “l’immediata rieleggibilità dei consiglieri”. Parole non casuali, proferite “alla luce di quanto riportato dalla stampa”. Perché, ha proseguito Ermini, “vedo l’ostinazione da parte dei giornalisti a leggere le vicende del Csm con la stessa lente con cui leggono le vicende della politica: maggioranza, minoranza, alleanze, svolta a destra, svolta a sinistra e via dicendo”. Certo, ha riconosciuto, “le correnti ci sono e ammetto che c’è stata una degenerazione, hanno creato rapporti di carrierismo e bisogna eliminare questi elementi. Le correnti hanno un valore se rappresentano degli ideali quando si discute di organizzazione, ordinamento giudiziario, di temi come il diritto di famiglia o il fine vita”.

Il punto, però, è come se ne esce. Dal momento che sul sistema misto, che prevede anche il sorteggio per la designazione dei componenti togati, è lo stesso ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che lo ha proposto a riconoscere che sul punto non c’è intesa in maggioranza. “Sul Csm non siamo d’accordo sul sorteggio e dal primo momento ho detto che non è un nodo che per me diventa cruciale – ha spiegato il Guardasigilli -. L’obiettivo è combattere e cancellare le degenerazioni del correntismo. Anche su questo ci siamo trovati perfettamente d’accordo. Sono aperto a lavorare su un sistema elettorale che possa eliminare per quanto possibile quelle degenerazioni. Siamo d’accordo anche sul fatto che dobbiamo bloccare le porte girevoli politica-magistratura”.

Ma non è tutto. “Il Pd sulla prescrizione rimane della sua idea, io ne ho un’altra, comunque ci sono tante cose su cui siamo d’accordo e sulle quali ci stiamo concentrando e approfondendo, mi sembra il miglior modo di lavorare”, ha aggiunto Bonafede. Quanto alle intercettazioni, “è un tema sentito, non era all’ordine del giorno, non se ne è parlato”, a parte “qualche cenno”. Ma anche su qusto tema, Bonafede è fiducioso. “Secondo me ci sono margini di convergenza importanti”, concluide il ministro. Si vedrà.

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