Trovata la quadra. Scoppia la pace (fiscale) tra Lega e M5S. Ammessa una dichiarazione integrativa del 30% fino a 100mila euro. Niente sconti per i grandi evasori, ci sarà anche l’arresto. Quota cento al via da febbraio

dalla Redazione
Politica

Dopo due ore e mezza di confronto è terminato il vertice politico a Palazzo Chigi per sciogliere i nodi su decreto fiscale e manovra, i due provvedimenti ora sul tavolo del Consiglio dei ministri. Poche le indiscrezioni sul contenuto del decreto fiscale, la quadra, tuttavia, è stata raggiunta sui punti principali.

La pace fiscale, hanno riferito fonti di Palazzo Chigi, prevederà la possibilità di “dichiarazione integrativa, che esiste già, ma con la possibilità di integrare fino ad un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate con un tetto massimo di 100.000 euro”.  Il decreto fiscale prevederà, inoltre, una norma che consentirà l’arresto degli evasori fiscali. La copertura della legge di bilancio arriverà dal taglio delle pensioni d’oro, un miliardo in tre anni. La manovra, hanno reso noto fonti della Lega, prevede anche tagli ai fondi per l’immigrazione per “oltre 1 miliardo e 300 milioni di euro per il triennio (oltre 500 milioni subito, a partire dal 2019)”.

“Dopo averlo dimostrato sull’immigrazione e la sicurezza, anche su temi economici continuiamo a mantenere le promesse con gradualità e coraggio. Fornero, flat tax, Equitalia: anche su questi temi siamo il cambiamento”. Ha commentato, prima dell’inizio della riunione del Consiglio dei ministri, il vicepremier Matteo Salvini.

“Ci siamo accordati sul fatto che per gli evasori ci sarà la galera. Ci sarà la pace fiscale per aiutare chi non ce la fa con le cartelle Equitalia, ma non ci sarà nessun salvacondotto per chi evade”. Ha scritto il vicepremier, Luigi Di Maio, in un post. “Tra poco – ha annunciato – il consiglio dei ministri approverà i decreti che saranno inviati in Parlamento e che contengono tantissime importanti misure che sono nel contratto di governo”.

Di Maio ha poi aggiunto che non si tratta di “una semplice manovra” bensì di un “Nuovo Contratto Sociale che lo Stato stipula con i cittadini”. “Vengono ristabiliti – ha detto ancora il vicepremier – diritti che erano stati calpestati, vengono eliminati privilegi che erano stati dati per scontati e vengono fatti investimenti che si aspettavano da decenni. Da qui non si torna più indietro. Da oggi possiamo solo andare avanti. E non bisogna temere il cambiamento che sta per arrivare. Non fatevi fregare da chi vuole terrorizzarvi per il proprio tornaconto personale o di partito. L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura – ha concluso Di Maio – è la paura stessa”.