Trump teme l’asse Italia-Cina. Ma Conte rassicura Usa e Ue. Washington: rischi per la sicurezza nazionale. E Mattarella è chiamato a fare da garante

di Caris Vanghetti
Politica

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, finisce tra tre fuochi a causa della Via della Seta (Belt and Road Initiative), il mega progetto infrastrutturale promosso dalla Cina. L’accordo sostenuto a spada tratta dal premier fino a pochi giorni fa si sta rivelando un rompicapo ben più complesso del Tav, visto che secondo gli Stati Uniti potrebbe mettere a rischio la sicurezza nazionale. Il problema è dato calibro degli interlocutori, Cina, Stati Uniti e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, visto che è proprio a lui che la Costituzione affida il compito di assicurare “il rispetto dei trattati e dei vincoli derivanti dall’appartenenza dell’Italia ad organizzazioni internazionali e sovranazionali”.

Benché il memorandum, che dovrebbe essere firmato a fine marzo da Conte e dal  presidente cinese Xi Jinping, non rientri nella sfera di competenza diretta del Presidente della Repubblica, il Quirinale segue con grandissima attenzione il dossier visto che il suo contenuto è potenzialmente in grado di impattare in modo rilevante sulla partecipazione dell’Italia alla Nato. E di certo un cambiamento della politica internazionale dell’Italia non può avvenire al di fuori di un approccio comune europeo e senza un ampio coinvolgimento parlamentare. Tant’è vero che ieri sera, fonti del Governo italiano hanno dovuto precisare che “Nella collaborazione con la Cina, poniamo massima attenzione alla difesa dei nostri interessi nazionali, alla protezione delle infrastrutture strategiche, incluse quelle delle telecomunicazioni, e quindi alla sicurezza cibernetica. Questa iniziativa, declinata su un piano economico-commerciale, non vale a ridisegnare il quadro dei rapporti politici e la collocazione euro atlantica del nostro paese” i criteri e i principi condivisi in quadro Ue, al cui sviluppo l’Italia ha contribuito”.

Il dossier della Via della Seta è stato seguito in prima persona dal sottosegretario allo Sviluppo Economico leghista, Michele Geraci, con il placet del ministro Di Maio. Poi è scoppiato il caso Huawei tra Cina e Stati Uniti, con questi ultimi che hanno messo al bando la società cinese di telecomunicazioni, che è anche una delle imprese che si è aggiudicata una delle concessioni per il 5 G in Italia. Così sono cominciati i problemi, con gli Usa che fanno pressione sui partner europei per tagliare fuori Huawei dai rispettivi mercati perché la società sarebbe ritenuta pericolosa per la sicurezza nazionale degli Usa e dell’alleanza atlantica.

Due giorni fa, la guerra commerciale in atto tra Stati Uniti e Cina si è estesa dalla società di telecomunicazioni, agli accordi sulla Via della Seta, quando  il portavoce del National Security Council della Casa Bianca, Garrett Marquis, ha detto: “Siamo scettici sul fatto che il sostegno del governo italiano porterà benefici sostanziali agli italiani e potrebbe finire per danneggiare la reputazione globale dell’Italia sul lungo periodo”. Oggi scenderà in campo anche la Ue lanciando un richiamo formale a tutti gli Stati che intendono cooperare con la Cina sulla Via della Seta per mantenere la piena unità dell’Unione.