Tutti per uno e vitalizio per tutti. Coi tre moschettieri della Casellati. Atteso al Senato il verdetto sui 772 ricorsi contro i tagli. Nella Commissione siedono due amici di Nitto Palma

di Edoardo Lanfranchi
Politica

Chi trova un amico, si sa, trova un tesoro. E chissà, magari pure il vitalizio perduto: nella fattispecie, l’intero assegno da 6.200 euro al mese che l’ex Guardasigilli, ex deputato, ex sottosegretario all’Interno ed ex senatore Nitto Francesco Palma (FI), si è visto tagliare di 800 euro. Troppi, secondo lui. E ingiusti. Da qui il ricorso alla Commissione contenziosa del Senato, competente in virtù dell’autodichia che governa le due Camere, per la restituzione del maltolto. Il 4 novembre la commissione esaminerà, insieme al suo, i ricorsi di altri 771 ex senatori. Ma Palma, rispetto ai colleghi, ha due motivi per essere tranquillo: Giacomo Caliendo e Cesare Martellino.

Amici suoi e membri della Commissione. Chi li ha nominati? In base al regolamento di Palazzo Madama, il presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati. Di cui Palma è l’onnipresente (e ultrapotente) capo di gabinetto. Con tanti amici, appunto. L’amico più importante, in questo frangente, è Giacomo Caliendo, Fi, presidente della commissione. Ex magistrato ed ex membro del Csm, è stato anche fondatore di Unicost, la corrente di maggioranza nel Csm fino allo scoppio dello scandalo Lotti-Palamara (e Palma è un grande amico di Luca Palamara: gli ha fatto da testimone di nozze). A Palazzo Madama dal 2008, l’ottuagenario Caliendo è sempre stato in prima fila sui provvedimenti ad personam per Silvio Berlusconi, dal legittimo impedimento al salva-Previti. Così Palma.

E pure la Casellati. I tre moschettieri hanno fatto squadra anche a via Arenula nel 2011 – Nitto ministro alla Giustizia, gli altri sottosegretari – e poi ancora in commissione Giustizia al Senato nella XVI e XVII legislatura (qui Nitto era presidente). In commissione, peraltro, c’era anche il loro comune referente in Forza Italia: Nicolò Ghedini, stratega giudiziario di Berlusconi e vero sponsor di Palma come ministro. L’ex cognato di Palma, Filippo Dinacci, nel cui studio lavora anche il figlio di Palma, Antonio Ugo, è l’avvocato che ha dato il cambio a Ghedini nel processo Ruby-Ter. Tutta una famiglia.

AMICI MIEI. Cesare Martellino, ex procuratore capo a Terni, corrente Unicost come Caliendo, è il relatore sui ricorsi. E ha con Nitto Palma un’amicizia ancora più antica. Entrambi sostituti in quella procura di Roma nota, ai tempi di Andreotti, come “porto delle nebbie”, negli anni ‘80 i due sono stati insieme all’ufficio indagini della Federcalcio (poi Cesare, da membro della corte d’appello federale, è finito indagato in Calciopoli). A seguire, eccoli nel comitato organizzatore dei mondiali del ‘90 con Luca Montezemolo. Con la discesa in campo di Berlusconi, nel 1994, ecco per entrambi il grande salto. Palma è notoriamente un amico carissimo di Cesare Previti, l’ex senatore condannato per corruzione.

Nel primo governo Berlusconi, con Previti ministro della Difesa, Palma è assurto a vicecapo di gabinetto del Guardasigilli Alfredo Biondi (quello del decreto salva-ladri). E Martellino? Nel 2002, battendo il ben più titolato Giancarlo Caselli, ha avuto l’incarico di rappresentante italiano a Eurojust. In via Arenula era sottosegretaria Jole Santelli, pupilla di Previti e responsabile Giustizia di FI: inutili le proteste della minoranza Csm per il curriculum non ritenuto all’altezza, o la sua fama di magistrato dai molti casi insoluti (da via Poma all’Olgiata). Al suo ritorno dall’Aja, nel 2009, Palma era già sottosegretario all’Interno. Quanto a lui, ecco farsi avanti Gaetano Pecorella, avvocato di Berlusconi e presidente della commissione d’inchiesta sui rifiuti, per reclamarlo come consulente con la benedizione, stavolta, del Csm.

“Fuori ruolo” e doppio stipendio. Martellino è in pensione dal 2015 e in regola, dunque, coi requisiti previsti per la Commissione contenziosa, oggi così composta: un presidente molto legato a Nitto Palma, Caliendo; un ex magistrato molto amico, Martellino, come relatore; i senatori Elvira Evangelista, M5s, e Simone Pillon, Lega; e, per finire, l’avvocato Alessandro Mattoni, ex presidente dell’unione camere penali di Tivoli, di cui non sono noti i motivi della scelta. Al loro voto è appesa la sorte di tutti i vitalizi del Senato. Saranno pro o contro il ricorso di Palma e degli altri 771? Si accettano scommesse ma la più improbabile è che qualcuno decida di astenersi per palese conflitto d’interessi. Un amico è per sempre.

Dalla Giustizia a Palazzo Madama, ecco chi è l’uomo ombra di Maria Elisabetta

Classe 1950, ex magistrato di Cassazione convertito al berlusconismo d’attacco – ma oggi in rotta con Forza Italia per la mancata rielezione nel 2018 – Francesco Nitto Palma ha alle spalle ben quattro legislature all’attivo in Parlamento, una alla Camera e tre al Senato. Eletto deputato per la prima volta nel 2001 con Fi nel collegio di Oderzo, circoscrizione Veneto II (feudo, per intenderci, di Niccolò Ghedini e Maria Elisabetta Alberti Casellati), nel 2002 ha proposto il ritorno dell’immunità totale per i parlamentari. “L’unica soluzione è sospendere i processi per Berlusconi (ça va sans dire, ndr) – dichiarò nel 2013 -. Sono per l’immunità sul modello spagnolo, e la sospensione è già stata approvata dalla commissione giustizia del Parlamento europeo.

Non vedo perché l’Italia non dovrebbe adeguarsi”. La norma serviva pure a Cesare Previti, all’epoca sotto processo a Milano per corruzione. Costretto a ritirare l’emendamento, Palma si è poi battuto strenuamente per la “salva-Previti”. Sottosegretario all’Interno da maggio 2008 a luglio 2011, è stato Guardasigilli da luglio a novembre 2011. Memorabile il suo esordio: l’annuncio, pochi giorni dopo la nomina, della partenza per un mese di vacanza in Polinesia. Viaggio poi annullato, causa polemiche.

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