Un attentato contro lo Stato. La Procura indaghi anche per tentata strage. Per l’esperto di terrorismo Razzante il sistema dei trasporti non è a rischio per quattro esaltati

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“Guardi, non esprimo un giudizio politico, ma resto sul tecnico: quello di ieri è stato un attentato allo Stato, ha ragione Di Maio. E’ stata colpita un’infrastruttura ‘critica’ come appunto la linea ferroviaria”. Non ha dubbi Ranieri Razzante, direttore del Crst (Centro Ricerca Sicurezza e Terrorismo) dopo il presunto sabotaggio a una cabina elettrica nei pressi di Firenze, che ha mandato in tilt il traffico ferroviario con treni cancellati e ritardi anche di 4 ore. “Però sia chiaro – prosegue – parliamo di gruppi di esaltati per cui la tenuta dello Stato, ovviamente, non è minimamente in discussione”.

Ieri, però, se la tesi di indagine dovesse essere confermata, hanno un creato un problema non di poco conto.
Assolutamente sì. Le ultime relazioni della Dia e dei servizi segreti, d’altronde, parlano chiaramente di una reviviscenza del fenomeno terroristico in Italia che, lungi dall’essere una minaccia che deve allarmare la popolazione, testimonia insinuazioni di nostalgici del terrorismo sia nel movimento No-Tav che, soprattutto, nella scia anarco-insurrezionalismo. Due gruppi che, peraltro, collimano spesso e volentieri.

Bene ha fatto, dunque, Di Maio a parlare di attentato allo Stato?
Assolutamente sì. Ora tocca alla magistratura. Io spero che ci siano condanne esemplari. Bisognerebbe indagare anche per tentata strage, reati molto gravi che prevedono condanne anche per l’ergastolo.

Secondo lei perché negli ultimi anni abbiamo assistito a questa “reviviscenza”?
La responsabilità è della politica, che sta facendo di tutto per creare confusione. Mi spiego meglio.

Prego.
Nella confusione della politica in questo periodo, tanto nella maggioranza quanto nell’opposizione, è ovvio che atti di terrorismo siano molto più favoriti, perché il Paese presta il fianco alle contestazioni violente.

C’è da preoccuparsi?
Ad oggi no. Più che di terrorismo, parlerei di atti di terrorismo. Parliamo, in ultima istanza, di esaltati che non hanno alcuna possibilità di attecchire nel nostro Paese. Ecco perché la politica ha il compito di smorzare i toni, perché altrimenti si rischia di favorire il proselitismo di questi 4 mentecatti.

Bisogna evitare derive pericolose.
Esattamente. Queste estremismi vanno identificati e immediatamente contenuti, ma ad oggi non siamo davanti a un fenomeno ingovernabile da parte delle nostre forze dell’ordine e dei nostri servizi, che monitorano da anni e che hanno tutti gli anticorpi per frenare questo fenomeno.

Insomma, minaccia sì ma potenziale.
Esattamente. Ad oggi io parlerei di esaltati che compiono pericolosi atti di terrorismo. E questi possono diventare l’anticamera di una strategia di proselitismo. Ma ad oggi siamo allo sfogo violento di un gruppo di esaltati.

Insomma, nessun ritorno dell Br?
Assolutamente no. Chi oggi parla di ritorno del fascismo da una parte o di ritorno delle Brigate Rosse dall’altra, non sa di cosa sta parlando.

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