Un film già visto. Si spara sugli 007 per colpire il premier. Conte rivendica la correttezza dell’operato dei Servizi nel caso Barr e blinda Vecchione

di Laura Tecce
Politica
GIUSEPPE CONTE

Sceglie la cerimonia del giuramento dei nuovi agenti dei servizi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte per cercare di abbassare i toni sul polverone politico e mediatico che da giorni agita Palazzo Chigi. “L’intelligence è patrimonio della Nazione, una comunità di valorosi professionisti che, garantendo la sicurezza del Paese, protegge quella sfera di interessi nazionali che unisce e non divide. è il presidio della democrazia e non può operare al di fuori del controllo parlamentare e dei compiti che il Governo le assegna”, ha affermato il premier sottolineando quanto per l’Italia sia “imprescindibile l’ancoraggio alla comunità euroatlantica ed un multilateralismo avveduto per far sì che le logiche collaborative prevalgano su quelle competitive”.

Il messaggio è chiaro, Conte rivendica la correttezza dell’operato proprio e dei vertici dei nostri servizi segreti nella vicenda, pur non citata esplicitamente, Russiagate. Vicenda che verte sull’autorizzazione concessa dallo stesso presidente del Consiglio ad un incontro tra il capo del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza) Gennaro Vecchione e il ministro della Giustizia dell’ amministrazione di Donald Trump, William Barr, per cercare “nell’ interesse dell’ Italia di chiarire quali fossero le informazioni degli Stati Uniti sull’operato dei nostri 007 all’epoca dei governi precedenti”. Quest’ultimo punto è fondamentale: il capo dell’esecutivo giallorosso tira in ballo la correttezza dei comportamenti e dell’operato dei servizi segreti italiani, dei governi e dei premier nell’arco temporale 2016-2017, dunque il riferimento è a Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.

La sua autorizzazione andrebbe quindi letta non nell’ottica di una concessione ai desiderata di un Stato estero per quanto alleato influente, gli Usa nella fattispecie, bensì di una volontà di chiarezza sulla condotta dei suoi predecessori. Che peraltro oggi sono alleati, con Renzi principale artefice della nascita stessa del nuovo esecutivo e Gentiloni commissario agli Affari Ecomici Ue designato dalla maggioranza che sostiene Conte. Per rispondere in modo puntuale gli interrogativi ancora aperti suscitati dal caso Barr, Conte ha già previsto un doppio intervento. “Per correttezza istituzionale riferirò prima al Copasir – ha puntualizzato venerdì da Assisi – e poi in conferenza stampa davanti all’ opinione pubblica”. L’audizione di fronte al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica non potrà però sostanziarsi prima di una settimana, visti i tempi tecnici di insediamento del nuovo presidente che sarà eletto oggi alle 14.

LA STRATEGIA. Il premier anticipa comunque che non c’è stato nessun colloquio diretto tra lui e il presidente statunitense Trump e neanche con il ministro Barr, a muoversi sarebbe stata la diplomazia americana contattando direttamente il capo del Dis Vecchione che a sua volta avrebbe informato Conte, allora premier designato dalla compagine gialloverde – stiamo parlando di vicende risalenti allo scorso agosto, da qui le rimostranze di Matteo Salvini, all’epoca suo vice premier e ministro dell’Interno, per non essere stato avvertito – .  Conte, per sua ammissione avrebbe dato il via libera all’incontro per le ragioni illustrate sopra. Questa, a grandi linee, la versione che il premier fornirà al Copasir quando verrà convocato Per quanto riguarda il “suggerimento” del leader di Italia viva Matteo Renzi di affidare “a un professionista” con competenze specifiche e tempo da dedicarvi la delega ai servizi segreti, il premier non sembra intenzionato a cedere di un millimetro e si arroga il diritto, consentito dalla legge, di tenerla presso di sè come già ha fatto in precedenza Gentiloni.

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