Una tortura di Paese. La legge sui trattamenti disumani latita da 33 anni e l’Europa torna a bacchettarci. Nulla è stato fatto dopo la sentenza Diaz

dalla Redazione
Politica

Le misure adottate fino ad ora dall’Italia sul reato di tortura continuano a latitare. E, ancora una volta, è l’Europa che ci bacchetta e dice a chiare lettere che dobbiamo introdurre una legge ad hoc. A chiederlo è stato il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa che ha ritenuto insufficienti le misure sinora prese dal nostro Paese per dare esecuzione alla sentenza di condanna della Corte europea dei diritti umani sul caso Cestaro del 7 aprile 2015. “L’Italia – ha detto il Consiglio d’Europa – deve introdurre senza più attendere i reati di tortura e trattamenti degradanti, assicurando che siano sanzionati adeguatamente e gli autori non possano più restare impuniti”.

Tra le prime reazioni c’è stata quella del presidente dell’associazione Antigone Patrizio Gonnella, che è intervenuto definendo questa situazione di stallo “uno scandalo”: “E’ scandaloso – ha commentato – che l’Italia faccia ostruzione a tutti gli organismi internazionali ed è scandaloso che il nostro Paese non preveda che la tortura, crimine contro l’umanità, sia un reato. E’ inoltre scandaloso che l’Italia assicuri impunità ai torturatori nostrani e stranieri. Presto arriverà anche un nuovo monito dalle Nazioni Unite e sono preannunciate nuove condanne dalla Corte di Strasburgo. La nostra credibilità internazionale è minacciata. Dunque si approvi subito il reato”.

Due anni fa i giudici della Corte europea per i diritti dell’uomo decretò che Arnaldo Cestaro era stato vittima di tortura durante la perquisizione alla scuola Diaz avvenuta il 21 luglio 2001, alla conclusione del G8 di Genova. Il comitato dei ministri “nota con preoccupazione che malgrado le chiare indicazioni fornite dalla sentenza della Corte di Strasburgo, la legislazione italiana non si è ancora ad oggi dotata di disposizioni penali che permettano di sanzionare in modo adeguato i responsabili degli atti di tortura e di altre forme di maltrattamenti vietati dalla convenzione europea dei diritti umani”.

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