Valzer di poltrone in Saipem. Corsa a due per la poltrona di Ad. In campo Cao, già manager di lungo corso in Eni. Ma a contendergli il posto c’è il prodiano Rossi

Un valzer di poltrone a dir poco delicato. Anche perché la società al centro della scena, Saipem, in questo momento non è certo delle più “comode”. Sta di fatto che tra qualche settimana dovrà essere rinnovato il consiglio di amministrazione della società di ingegneria controllata dall’Eni con il 42,9% del capitale. L’attuale amministratore delegato, Umberto Vergine, viene dato in uscita. E per la sua sostituzione, al momento, sembra delinearsi una corsa a due. In campo c’è innanzitutto Stefano Cao, manager che ha attraversato la prima e seconda “repubblica” del Cane a sei zampe e che attualmente occupa una corposa serie di poltrone pubbliche e private. A contendergli il posto più importante in Saipem, però, c’è anche Daniele Rossi, anche lui con un passato nel colosso petrolifero e più di recente transitato per la Rosetti Marino spa, società cantieristica di Ravenna che si occupa di ingegneria anche per il settore petrolifero.

LA PARTITA
Sullo sfondo c’è la questione fondamentale del futuro di Saipem. Eni, oggi guidata dall’Ad Claudio Descalzi, fino a non molto tempo fa sembrava intenzionata a cedere la sua partecipata. Che peraltro è stata investita dall’inchiesta milanese su presunte tangenti algerine. Iniziativa che ha portato la procura a indagare anche l’ex Ad Pietro Franco Tali, proprio per questo sostituito nel 2012 da Vergine. Senza contare i dati di bilancio. E’ vero che Saipem ha chiuso il 2014 con ricavi per 12,8 miliardi, in aumento rispetto all’anno precedente, ma ha fatto registrare un risultato negativo per 230 milioni. E il bilancio è ancora zavorrato da indebitamento di 4,4 miliardi di euro. Insomma, una situazione che complessivamente non può certo essere definita semplice. Cao, che ha lasciato l’Eni nel 2008 quando era capo della Divisione Esplorazione e Produzione, ha dalla sua un “problemino”. Ha 64 anni, età non più “verdissima”. In più siede su un’incredibile quantità di poltrone. Per esempio è nel Cda di Aeroporti di Roma e di Autostrade, incarichi ereditati da quando era al timone di Sintonia, la holding di partecipazioni della famiglia Benetton. In questa veste in passato si è seduto anche nel Cda di Adf (Aeroporti di Firenze), incarico grazie al quale ha avuto modo di aver diversi contatti con l’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi, oggi presidente del consiglio. Ma Cao siede anche nel Cda di A2a, il gruppo energetico controllato dai comuni di Milano e Brescia, storicamente feudo di Comunione Liberazione. E poi è azionista di Explorenergy, società che si occupa di esplorazione e produzione di idrocarburi, e presidente di Spig, che produce sistemi di raffreddamento forniti tra gli altri ai russi di Gazprom e ad altri gruppi internazionali come Petrobras, Hyundai, Doosan e Siemens.

GLI ALTRI
Se Cao dovesse farcela, sembra pronto anche il nome del presidente che potrebbe affiancarlo. Si tratta di Paolo Andrea Colombo, già consigliere di amministrazione dell’Eni, ex presidente dell’Enel, considerato vicino all’ex premier Silvio Berlusconi. Lo stesso Colombo, del resto, ancora oggi siede nel Cda di Mediaset. Tra l’altro è curioso registrare come Cao e Colombo siano accomunati dal fatto che entrambi furono “defenestrati” dall’Eni dall’ex Ad Paolo Scaroni, anche lui indagato per le presunte tangenti Saipem. Ma per il posto di Ad nella società di ingegneria del Cane a sei zampe, come detto, sta provando a scaldare i muscoli anche Daniele Rossi, che in Saipem è stato in passato direttore della finanza. Rossi, a quanto pare, gode della stima dell’ex premier Romano Prodi ed è considerato vicino ad alcuni esponenti dell’entourage prodiano come gli ex ministri Paolo De Castro e Giulio Santagata. Lo stesso Prodi che è in buoni rapporti con alcuni paesi, come Cina e Russia, dai quali arrivano i potenziali compratori (vedi Rosneft) che in passato hanno manifestato interesse per Saipem. Nel cui capitale, peraltro, con poco più del 2% si segnala la presenza della People’s Bank of China, una delle più importanti banche cinesi. La partita di Saipem, come si vede, è entrata nel vivo.

@SSansonetti

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