Via alla lobby di fine legislatura, con lo zampino di Caputi e Testa. Manovre alla Fondazione Ottimisti e Razionali. Che imbarca il renziano Nicodemo

di Stefano Sansonetti
Cronaca

A Palazzo Chigi si fanno gli scatoloni. Ma per mettere a frutto l’esperienza di questi anni c’è già chi pensa all’attività di lobbying. Basta leggere il commiato postato ieri su Facebook da Francesco Nicodemo, già consigliere di Matteo Renzi, poi rimasto nella staff di Paolo Gentiloni. Il quale, nell’organizzare la sua squadra, non ha lesinato qualche bizantinismo: il premier ha un suo Capo ufficio, Antonio Funiciello, ma anche alcuni assistenti allo stesso Capo ufficio, tra i quali finora era appunto inserito Nicodemo. Ad ogni buon conto tutta questa impalcatura, con la legislatura ormai archiviata, sta per essere smontata. Tempo di bilanci, quindi. E di nuove avventure professionali.

Il contesto – Così Nicodemo ieri ha annunciato che tra i suoi prossimi incarichi ci sarà quello di responsabile editoriale di For, che sta per Fondazione Ottimisti e Razionali. Non perfettamente messa fuoco, For al momento si presenta come un organismo in cui sono di casa lobbisti di ogni sorta. Alla presidenza troviamo Claudio Velardi, fondatore di Reti, un tempo dalemiano e poi definitivamente trasformatosi in renziano. Nel consiglio di amministrazione figurano Alessandro Beulcke e Mauro Luchetti, rispettivamente presidente di Allea e ceo di Hdrà, altre due società che in Italia vanno per la maggiore in tema di lobbying e comunicazione. Nello stesso Cda, poi, spuntano i vertici dell’Ain, ossia l’Associazione italiana nucleare: il presidente Umberto Minopoli e la vicepresidente Raffaella Di Sipio. E non si può non segnalare tra i consiglieri di amministrazione la presenza di Chicco Testa, ex numero uno dell’Enel, oggi presidente di Sorgenia e da sempre frequentatore di fondazioni e fondazioncine. Ma in For, a quanto pare, hanno voluto fare la cose in grande. Accanto al Cda, infatti, c’è anche l’assemblea dei soci fondatori, al cui interno ritroviamo più o meno gli stessi nomi, con un’aggiunta degna di qualche attenzione. Parliamo di Massimo Caputi, profilo dalle mille vite e dai caleidoscopici percorsi: ex manager pubblico in Sviluppo Italia, poi banchiere in Mps e dintorni, poi immobiliarista in Fimit, Prelios e Feidos. Insomma, dietro For c’è anche la sua mano.

Cifre – Da registrare, en passant, che per diventare socio sostenitore la Fondazione chiede un bell’“obolo”: 15mila euro l’anno, per un minimo di tre anni. Ma al di là di tutto For, che come tutte le Fondazioni dice di voler contribuire allo sviluppo del Paese, sembra il solito luogo per favorire contatti, per fare networking, come si dice in gergo tecnico. E quando scatta la fine della legislatura, evidentemente, è meglio non farsi sfuggire l’occasione di entrare nei giri che contano (o che si spera possano contare). Sarà per questo motivo che For ha pure un Comitato scientifico con nomi di un certo peso: da Guido Fabiani, ex rettore di Roma Tre e oggi assessore alle attività produttive della Regione Lazio, al giuslavorista Pietro Ichino, senatore del Pd.

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